Imprese, a Palermo il 2012 comincia in salita: tasso di crescita negativo, -0,15%

Meno iscrizioni e più cessazioni: è così che, nel primo trimestre del 2012, si è allargata la forbice della vitalità delle imprese tra chi sceglie di entrare sul mercato creando una nuova attività  e chi, al contrario, ne è uscito. A Palermo in particolare,  le iscrizioni sono diminuite con il risultato di un saldo del periodo pari a -149 imprese, pari allo stesso periodo del 2011. In termini relativi, la riduzione dello stock delle imprese nel I trimestre è stata pari al -0,15%, contro il -0,39% registrato in Sicilia (sempre in questo primo trimestre 2012) e un -0,43% sull’intero territorio nazionale.

Questo, in sintesi, il quadro che emerge dai dati sulla nati-mortalità delle imprese italiane nel primo trimestre dell’anno, fotografati da Movimprese e resi noti oggi  da Unioncamere, il sistema delle Camere di Commercio Italiane.

“Oggi, la brusca frenata della vitalità imprenditoriale, che già abbiamo avuto modo di evidenziare nel corso della presentazione dell’Osservatorio economico lo scorso 5 marzo – dice Roberto Helg, Presidente della Camera di Commercio di Palermo –  è l’evidente risultato della fase di recessione avviatasi nella seconda metà dello scorso anno e dell’accresciuta e diffusa difficoltà ad entrare nel mercato”.

“C’è bisogno di politiche di sostegno dell’impresa più piccola – aggiunge il Presidente di Unioncamere nazionale, Ferruccio Dardanello -, quella diffusa da cui dipende il destino di milioni di famiglie e di giovani. Oltre a credito e semplificazione servono azioni straordinarie sul fronte occupazionale e fiscale”. 

Secondo la rilevazione trimestrale condotta per Unioncamere da InfoCamere – la società di informatica delle Camere di Commercio italiane – a fare le spese del cattivo inizio d’anno sono state soprattutto le imprese più piccole, in particolare quelle artigiane che a Palermo registrano una percentuale di cessazioni pari a – 1,44% mentre nello stesso periodo del 2011 era stata di – 1,29%. Sulle cifre del settore artigiano nel capoluogo siciliano, però, pesa il fenomeno più volte denunciato del ricorso all’abusivismo.

Tra le forme giuridiche, l’aggregato che arretra di più è quello delle imprese individuali, mentre meno significativa è stata la riduzione delle società di persone 

Tra i settori, in termini assoluti i saldi negativi più pesanti si registrano in agricoltura, nel commercio, nelle costruzioni e nelle attività manifatturiere .

Piccolo “boom”, infine, a livello nazionale, per il settore dell’energia, dove si sta probabilmente consumando la corsa agli incentivi per la produzione di energia attraverso fonti alternative. Nel trimestre, il bilancio delle imprese è  corrispondente ad una crescita del 7,6%.

Sotto il profilo territoriale, tutte le macro-ripartizioni geografiche chiudono il trimestre con saldi negativi. La battuta di arresto più rilevante in termini assoluti è quella della ripartizione Sud e Isole che perde 10.491 imprese, il 40,2% di tutto il saldo negativo del periodo. A seguire viene il Nord-Est, il cui stock di imprese tra gennaio e marzo si è ridotto di 8.176 unità. Rapportato al totale delle imprese dell’area, questo dato corrisponde ad un tasso di crescita del -0,63%, il più pesante in assoluto. Contengono le perdite, invece,il Nord-Ovest (5.661 imprese in meno, pari allo 0,35% dello stock) e, soprattutto il Centro dove, grazie all’eccezione rappresentata dal Lazio (unica regione a chiudere il trimestre con un saldo positivo, con 1.953 imprese in più, frutto esclusivo della inarrestabile espansione delle società di capitale anella provincia di Roma), il deficit si arresata a -1.762 unità, pari allo 0,14% dello stock dell’area.

Autore: Economia Sicilia

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