Enti locali. Corte dei Conti: In Sicilia investimenti in calo e ricorso a derivati

La Sezione di controllo per la Regione siciliana, presieduta dal Presidente Rita Arrigoni, ha approvato i risultati di una indagine sull’indebitamento degli enti locali e sulla finanza innovativa in Sicilia negli esercizi finanziari 2007, 2008 e 2009, con un aggiornamento al 2010 per le operazioni in derivati. L’indagine, curata dal magistrato Francesco Vitiello, e’ stata strutturata in modo da effettuare una ricognizione completa delle forme e dell’entita’ dell’indebitamento a medio-lungo termine ed a breve termine di tutti gli enti locali siciliani, unitamente ad un esame altrettanto completo dei contratti stipulati da quest’ultimi, aventi ad oggetto derivati finanziari, tanto in essere, quanto conclusi. La relazione della Corte ha consentito di evidenziare come la riduzione dello stock di debito riscontrato negli ultimi anni sia anche la conseguenza di un progressivo disimpegno degli enti locali sul fronte degli investimenti. Sono 71 gli enti locali siciliani che hanno fatto ricorso ad operazioni di finanza derivata nel triennio 2007-2009. A seguito della chiusura di precedenti operazioni e’ risultato che, a fine 2009, solo 49 comuni ed una provincia, Siracusa, avevano complessivamente in essere 63 contratti IRS. “L’obiettivo perseguito dagli enti locali stipulanti, la riduzione del costo dell’indebitamento, soprattutto quello presso la Cassa Depositi e prestiti – sottolinea la Corte dei Conti -, ha portato anche in Sicilia all’accettazione di clausole contrattuali particolarmente gravose e rischiose, con l’utilizzo frequente di opzioni digitali a fronte della corresponsione di un premio di liquidita’, sovente superiore all’1% del capitale nozionale. Tale liquidita’, prima dell’espresso divieto di cui alla legge n.133/2008, che l’ha tra l’altro, uniformandosi all’indirizzo della Corte dei conti, riconosciuta come una forma di indebitamento, veniva spesso allocata in bilancio tra le entrate correnti per essere destinata alla spesa corrente”. Altra criticita’ evidenziata “e’ quella rappresentata dal frequente ricorso alle ricontrattazioni, che hanno riguardato il 31% dei contratti pendenti, per ovviare ai differenziali negativi succeduti ad una fase positiva, con conseguente consolidamento di un mark to market negativo da corrispondere alla controparte, tramite up front di pari valore, quale indennizzo per la chiusura anticipata”. “Questa tendenza – dicono i magistrati contabili – desta preoccupazione in quanto, ben lungi dal contenere le perdite, comporta solo lo spostamento in avanti di maggiori perdite. La relazione fa emergere, in conclusione, la difficile conciliabilita’ delle descritte operazioni economiche con la disciplina dei bilanci pubblici e con le regole di finanza degli enti locali”. (ITALPRESS)

Autore: Economia Sicilia

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