Agroalimentare: fotovoltaico, scontro tra governo e produttori

Dopo lo stop ai fondi destinati alla creazione di campi fotovoltaici sui terreni agricoli si accende il dibattito sul futuro del solare in agricoltura. Di norma “antifotovoltaico” parlano le associazioni (Anie, Gifi; Aper, Assosolare e Asso Energie Future) che puntano il dito contro i “gravi effetti per numerosi operatori che hanno investimenti in corso”. Secondo le associazioni, infatti, il testo pubblicato in Gazzetta ufficiale introduce “disposizioni retroattive che ledono gravemente i diritti dei produttori fotovoltaici che in buona fede hanno iniziato a realizzare nuovi impianti secondo la normativa vigente, da soli 10 mesi (D.Lgs. 28/11)”. Le associazioni di categoria ribadiscono con forza “la necessita’ che si evitino interventi normativi estemporanei e retroattivi che minano la stabilita’ del sistema e ledono la fiducia degli investitori e chiedono che finisca, in maniera definitiva, la fase in cui si decide senza ascoltare la voce delle forze sociali ed economiche che operano in concreto”. Ma il ministro per le Politiche Agricole, Mario Catania, non ci sta. “Bisogna voltare pagina senza se’ e senza ma – ha detto -. C’e’ stata incentivazione indiscriminata, la prima cosa in cima alla lista in negativo e’ il fotovoltaico sui terreni agricoli. Non posso togliere i pannelli dove gia’ ci sono, ma quello che posso dire e’ che, finita la fase delle autorizzazioni in corso, il fotovoltaico ha chiuso la sua storia sui terreni agricoli”. “Dopo il fotovoltaico c’e’ un problema di destinazione di terreni agricoli alla produzione di biomasse finalizzate alla produzioni di energie rinnovabili che sta destabilizzando il tessuto produttivo della pianura padana – ha proseguito -. La produzione per la filiera zootecnica sta saltando perche’ una quantita’ importante di terreni viene dirottata verso filiere produttive di segno diverso”. Sul tema e’ intervenuto anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. La Puglia e’ tra le prime regioni che produce energia da fonti rinnovabili, anche se la quota di pannelli fotovoltaici che occupano terreni agricoli e’ attualmente allo 0,03% del totale. “Abbiamo un mercato energetico che ha una difficolta’ – ha detto Vendola – C’e’ una regolamentazione nazionale e una europea, ma non ci sono regolamentazioni regionali. Ci sono voluti 7 anni per varare le linee guida sulle energie rinnovabili, ma c’e’ stata una disattenzione colpevole da parte delle classi dirigenti. Se per impianti fino a 1mgw basta al dichiarazione di inizio attivita’, chi controlla che ogni megawatt non sia localizzato accanto a un altro e che alla fine non si facciano parchi fotovoltaici giganteschi sfuggendo alla valutazione di impatto ambientale?”. Vendola ha parlato poi della necessita’ di “avviare la seconda fase della rivoluzione energetica: spostare il fotovoltaico sui tetti, lavorando sull’innovazione che forse portera’ anche un solare senza silicio”. Sugli impianti realizzati sopra le serre, pero’, arriva l’allarme di 60 associazioni ambientaliste. “Vi e’ il serio rischio – dicono in un comunicato le associazioni – che si apra un pericoloso spiraglio che permetterebbe agli speculatori di sfruttare una ulteriore opportunita’ per ricoprire l’Italia di finte serre fotovoltaiche totalmente inutili e nocive sotto il profilo ambientale e paesaggistico oltre che economico”. (ITALPRESS)

Autore: Economia Sicilia

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