Fondi strutturali: Corte conti “poca qualità spesa in regioni obiettivo 1”

Sul fronte della spesa dei fondi strutturali, “la maggior parte dei programmi ha raggiunto soglie di realizzazione superiori al 100%, anche con rilevanti ‘overbooking’ (impegni e pagamenti in eccesso rispetto alle risorse assegnate). Piu’ complessa e’ risultata, invece, la valutazione in merito alla qualita’ dell’impiego delle risorse (e quindi della buona spesa), aspetto relativamente al quale permangono, ad oggi, numerosi profili di criticita’”. È quanto emerge da un’indagine della Corte dei Conti sui risultati ottenuti dall’Italia con l’utilizzo dei fondi comunitari nel ciclo di programmazione 2000-2006, in particolare riguardo al Fondo di Sviluppo Regionale (FESR). Il controllo, coordinato dalla Corte dei Conti europea, ha riguardato i Programmi Operativi della Provincia Autonoma di Bolzano, le Regioni Lombardia, Marche, Toscana, Campania, Calabria, Sicilia e due Programmi Nazionali (PON TRASPORTI e PON Sviluppo Imprenditoriale Locale), entrambi indirizzati a Regioni meridionali. “Si e’ constatato che per i programmi inseriti nel Documento Unico di Programmazione (DOCUP) della Provincia Autonoma di Bolzano e delle Regioni Lombardia, Marche, Toscana, la realizzazione e’ stata in larga misura soddisfacente ed in linea con le strategie di investimento sottostanti, mentre per le Regioni dell’Obiettivo 1 (Campania, Calabria e Sicilia) la situazione si e’ presentata complessa”, spiegano i magistrati contabili. “Una maggiore attenzione ai risultati – gia’ nella fase della programmazione – potrebbe migliorare la definizione degli obiettivi, favorendo quelli piu’ incisivi dal punto di vista delle modifiche strutturali e del positivo impatto sul territorio”, sottolinea la Corte dei Conti, che denuncia “un’estrema parcellizzazione degli interventi programmati, che ha reso difficile la gestione ed i controlli, impegnando risorse non sempre orientate alla crescita ed allo sviluppo dei territori interessati”. Inoltre per la magistratura contabile “la scarsa qualita’ degli investimenti e’ spesso riconducibile ad aiuti ‘a pioggia’ che, mancando di selettivita’, non contribuiscono in alcun modo ad aumentare la crescita e la competitivita’ dei settori imprenditoriali che ne beneficiano”. Sul piano delle infrastrutture, “si e’ evidenziata la grande difficolta’ sul piano nazionale di razionalizzare la durata delle opere pubbliche, che spesso non riescono a concludersi nel ciclo decennale di programmazione europea – spiega ancora la Corte dei Conti -. Cio’ genera fenomeni di progetti non conclusi e non operativi, con consistenti oneri ad esclusivo carico dello Stato membro. E’ evidente che un miglioramento della tempistica, oltre a giovare al sistema complessivo degli investimenti, doterebbe il territorio di quelle infrastrutture essenziali per accelerare la crescita aumentando la qualita’ delle opere stesse”. Inoltre e’ emersa anche “l’esigenza di sviluppare in modo piu’ ampio la cultura dei controlli, indirizzandoli non al mero adempimento procedurale, bensi’ all’efficacia della spesa e quindi al merito degli interventi ad essa sottesi”. Secondo la Corte dei Conti “i controlli devono essere presenti in tutte le fasi della gestione e contribuire ad eventuali correzioni in itinere. Cio’ deve condurre anche ad una semplificazione delle procedure comunitarie, indirizzando una piu’ ampia attenzione al contenuto effettivo dei risultati e non solo all’iter amministrativo”. Infine i magistrati contabili giudicano positivamente “quelle esperienze (Programma nazionale – PON-SIL; DOCUP Lombardia – Programma Regionale POR Calabria), volte a valorizzare le strutture di controllo interno che, funzionalmente indipendenti, contribuiscono a potenziare la cultura dei controlli”. “L’alto numero di irregolarita’, al di la’ del merito delle singole fattispecie, in alcuni casi particolarmente grave (frodi), e’ fonte di preoccupazione per la dispersione di risorse a danno dell’Erario nazionale e rende indispensabile un’incisiva azione di recupero – anche in forma coattiva – a tutela dello stesso”, conclude la Corte dei Conti. (ITALPRESS).

Autore: Economia Sicilia

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