Tassa di stazionamento: Assonat pronta alla mobilitazione: non si esclude il blocco dei porti commerciali

 Allarme rosso nei porti italiani: la tassa di stazionamento delle imbarcazioni prevista dalla nuova manovra rischia di far collassare un settore che appena un anno fa ha subito un tracollo del 30%. Il grido di dolore arriva da Assonat, Associazione Nazionale Approdi e Porti Turistici di Confcommercio, che è pronta con tutte le rappresentanze interessate ad attuare eclatanti azioni di protesta civile, quali il blocco dei porti commerciali.  

In Italia ci sono circa 300 strutture, tra approdi e porti turistici, 153.000 posti barca, di cui il 75 % si concentra al Nord  (41% nell’Alto Tirreno, il 37% nell’Alto Adriatico), l’indotto del turismo nautico produce ricchezza per 5 miliardi, sono oltre 100.000 gli addetti del settore. La nuova tassa andrebbe a colpire le imbarcazioni sopra i 10 metri a vela e a motore che a seconda della dimensione verrebbero a pagare, secondo proiezioni effettuate da Assonat sulla base dell’attuale decreto, da un minimo di 5 euro al giorno ad un massimo di 703 euro al giorno.

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      Dimensioni €/gg Vela Motore
      0,01/12,00 5 € 912,50 € 1.825,00
      12,01/14,00 8 € 1.460,00 € 2.920,00
      14,01/17,00 10 € 1.825,00 € 3.650,00
      17,01/24,00 30 € 5.475,00 € 10.950,00
      24,01/34,00 90 € 16.425,00 € 32.850,00
      34,01/44,00 207 € 37.777,50 € 75.555,00
      44,01/54,00 372 € 67.890,00 € 135.780,00
      54,01/64,00 521 € 95.082,50 € 190.165,00
      > 64,01 703 € 128.297,50 € 256.595,00

 
 
 
 
 
 
Secondo Luciano Serra, presidente di Assonat/Confcommercio: “Siamo di fronte ad una manovra repressiva che non colpirà i ricchi, ma cadrà inesorabilmente su tutti gli operatori del settore. L’intervento dei “nostri professori” troverà il più grande consenso negli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che vedranno arrivare numerose imbarcazioni provenienti dall’Italia”. 

Il porto turistico oggi è una vera e propria azienda che oltre alla specifica “mission” a servizio del diportista, sempre più è chiamata a diventare azienda motrice dell’economia del territorio circostante.

Una recentissima  indagine dell’Osservatorio Nautico Nazionale ha messo in luce le caratteristiche proprie del settore sia per quanto riguarda i punti di forza che le criticità. L’Italia, che è storicamente un Paese a forte vocazione nautica, ha ampi margini di crescita, a patto che lo sviluppo del turismo nautico diventi obiettivo condiviso; il livello dei servizi offerti, sia su base quantitativa che qualitativa, è molto elevato; c’è buona sensibilità nei confronti degli aspetti che riguardano la salvaguardia dell’ambiente.

Già nella fase attuale si è registrata perdita di clientela dovuta all’innalzamento delle tariffe a seguito dell’aumento dei canoni di concessione demaniale; si fa sentire molto il peso fiscale nonché i relativi controlli persecutori, ad aggravare il tutto anche le relazioni problematiche con gli organi centrali dello Stato, sia in termini di burocrazia che di dialogo efficace con gli enti preposti. 

“E’ importante – conclude Serra – sostenere e sviluppare l’impresa mare che vede nella portualità turistica, comparto rilevante e strategico del turismo, potenzialità e capacità nel generare significative ricadute economiche e occupazionali per le comunità locali, contribuendo anche nella promozione del territorio e dei suoi patrimoni storico-culturali ed enogastronomici. Forse il reale obiettivo è quello di svendere i gioielli del nostro Paese, fra i quali la nautica ne rappresenta uno dei più rilevanti”.

Autore: Economia Sicilia

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