Alluvione nel messinese, il bilancio è di 3 morti e oltre 100 milioni di danni

Tre morti, oltre 100 milioni di euro di danni ed un territorio, la zona tirrenica messinese, ferito per sempre. E’ il bilancio dell’alluvione del 22 novembre scorso, che ha devastato Barcellona, è costata la vita del piccolo Luca Vinci di 10 anni e di Luigi e Giuseppe Valla di Saponara e ha flagellato decine di centri della provincia peloritana. E che il ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca abbia destinato 100 milioni di euro ai territori siciliani colpiti da eccezionali avversità atmosferiche non consola. Anche se il neo assessore al territorio Sebastiano Di Betta ha commentato che “il provvedimento del ministro Barca, dopo la confortante presenza di mercoledì sera a Messina dei ministri Cancellieri e Clini, è la riprova dell’attenzione del governo Monti nei confronti della Sicilia. Era una richiesta che il governo regionale aveva presentato da tempo per l’accesso al Fondo per le Aree Sottoutilizzate e che oggi è stata subito accolta”. 

Quello che è successo martedì scorso è uno spettacolo già andato in scena nel 2007, nel 2009 (quando durante l’alluvione dell’1 ottobre si registrarono 37 vittime tra Giampilieri e Scaletta), nel 2010 e adesso nel 2011. Come sempre, gli appelli per i fondi insufficienti per la messa in sicurezza e per quelli promessi e poi dirottati altrove sono rimasti inascoltati. E come sempre, alle piogge violentissime sono seguiti i costoni di collina franati, i fiumi di acqua e fango che hanno travolto e distrutto ogni cosa, i soccorsi complicati da strade, autostrade e ferrovie bloccate.  

Il Governo Monti ha reagito immediatamente inviando a Messina mercoledì pomeriggio il ministro dell’Interno Cancellieri e quello dell’Ambiente Clini. “La nostra presenza sul posto è il segno di vicinanza del Governo alle popolazioni colpite -ha dichiarato il ministro Anna Maria Cancellieri durante il vertice in Prefettura- e tutto quello che si deve fare si farà. Seguiamo con attenzione tutto quello che sta accadendo e siamo qui in rappresentanza del presidente Monti, impegnato su altri temi, per dimostrare vicinanza alla popolazione”. “Aggiornare le mappe di vulnerabilità con criteri di valutazione adeguati a situazioni climatiche che possiamo classificare come trend -ha proposto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Bisogna riconsiderare le procedure che debbono andare oltre la mappatura idrogeologica”.  

“In un momento così doloroso -ha commentato il deputato del PD Francantonio Genovese- ritengo doveroso riproporre una riflessione sulla grave situazione di dissesto idrogeologico in cui versa ormai l’intera provincia di Messina. Da troppo tempo si assiste inerti a lutti, sciagure e danni materiali che flagellano il nostro territorio ad ogni precipitazione di rilevante intensità. Non possiamo continuare a contarne le vittime ed a chiedere, rimanendo troppo spesso inascoltati, interventi straordinari da parte del governo centrale. È ormai evidente -prosegue Genovese- come la ricostruzione costi molto di più della prevenzione. È il momento di predisporre un piano serio e ben finanziato di prevenzione dal rischio connesso alla situazione idrogeologica della nostra provincia”.  

Dura presa di posizione anche dei sindacati. “Si prova tristezza e rabbia -ha sottolineato il segretario generale della Cisl di Messina Tonino Genovese – perché nei 2 anni che sono intercorsi tra la tragedia di Giampilieri e quella di ieri ci si è soffermati solamente su diatribe politiche stupide, tra finanziamenti e mancati finanziamenti, colpe, responsabilità, costruzione e ricostruzione delle aree colpite. Si deve fare invece un ragionamento più ampio che deve coinvolgere tutti, dagli enti locali, agli organi regionali e nazionali. C’è bisogno di ripensare seriamente e concretamente a come si usa il territorio, a cosa si deve fare e con quali risorse”. Mariella Maggio, Lillo Oceano e Salvatore Tripi segretari di Cgil Sicilia, Cgil Messina e Flai Cgil regionale sottolineano che “lo stato di dissesto del 70% del territorio siciliano è cosa più che nota, così come che dopo Giampilieri non ci siano stati interventi di ripristino, recupero e messa in sicurezza del territorio. Ci sono 184 milioni del Piano di sviluppo rurale per interventi di imboschimento di terreni agricoli che saranno ridotti a 112 milioni di euro. Perché i privati non hanno presentato progetti?”. “È perfino inutile -commenta Antonio Correale, segretario generale della Feneal Uil- dividerci sulla lista delle responsabilità e delle colpe, che ci sono ovviamente e sono di lunga data. Serve una svolta. Manutenzione e prevenzione del territorio sono una priorità e chiediamo al ministro Passera che come tale la consideri il nuovo Governo. Si apra un tavolo di confronto che vada oltre le recriminazioni e gli schieramenti politici e fissi le tappe di un lavoro di risistemazione del territorio”. 

“L’Italia si sta letteralmente sgretolando sono i nostri piedi -dichiara WWF Italia- con una tragica continuità da Nord a Sud. Una trentina di vittime in poche settimane, piani di prevenzione assenti o non applicati, case costruite su frane o nei fiumi senza che i proprietari siano consapevoli del rischio. Eppure le Amministrazioni comunali, le Province, le Regioni, lo Stato sanno perfettamente quale sia il livello di rischio nel proprio territorio ricorda il WWF Italia. Fin dal 2003 si sa che in Sicilia almeno 206 comuni su 272 hanno aree a potenziale rischio idrogeologico, per cui il tempo per definire piani di emergenza e almeno per evitare o ridurre le vittime c’era.  A  Giampilieri i messinesi coinvolti nelle tragiche frane e alluvioni di 2 anni fa ancora aspettano gran parte dei finanziamenti”.  

Intanto, dopo l’incontro con i ministri Cancellieri e Clini,  il presidente della Provincia Nanni Ricevuto ha chiesto al Governo nazionale lo stato di calamità naturale per i ventuno Comuni dell’hinterland che va da Barcellona a Messina nord, con la dichiarazione immediata dello stato d’emergenza e l’operatività per gli interventi successivi. Secondo Ricevuto, l’accordo concertato per le alluvioni in Liguria e Lunigiana del 25 e 31 ottobre scorso, dovrebbe essere preso come riferimento. “Abbiamo chiesto” -sottolinea il presidente Ricevuto- una proroga per il pagamento delle fiscalità e delle rate di mutuo, con particolare attenzione ai soggetti interessati alle attività produttive”.

Autore: Elisabetta Raffa

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