Il mercato soffre la crisi autunnale. Calo compravendite del 25-30%

Un abisso tra il primo e secondo semestre del 2011. “Se i primi sei mesi dell’anno il mercato immobiliare non sembrava soffrire, da settembre in poi il settore è entrato in crisi” spiega Calogero Curcio, Team manager gruppo Tecnocasa.

Cosa è successo?

“È cresciuta la sfiducia del consumatore. E il mondo è cambiato. Le banche tendono ad alzare il costo del denaro, quindi alzano gli spread, e questo crea tensione al consumatore. I problemi economici internazionali si stanno facendo sentire. La crisi in campo immobiliare era stata superata, ma da qualche mese tutto è cambiato”.

Significa che le case non si vendono?

“Le case si continuano a vendere, ci mancherebbe, ma per prima necessità. L’investimento è più oculato. Mediamente ogni nostra agenzia faceva 2,5 vendite al mese, oggi c’è un calo del 30% a livello nazionale. Se dovessimo dare un dato regionale, direi che il calo si aggira intorno al 20-25%. Sono dati che coinvolgono i mesi estivi, questo è da valutare, ma a il calo c’è, e la domanda è diminuita. I periodi di compravendita si sono allungati. Oggi si parla di circa 200 giorni”.

I prezzi delle case?

“In fase di trattativa calano, anche perché le famiglie non possono più accedere ad una certa entità di mutuo quindi il rapporto rata-rendito si è ulteriormente abbassato. Se un proprietario vuole vendere un immobile deve adeguarsi al momento socio-economico che stiamo attraversando”.

Lei parlava di sfiducia. Cosa intende esattamente?

“Faccio una premessa: un tasso finito del 5% era considerato buono 5 anni fa. Lo stesso tasso oggi non viene considerato sostenibile. La paura è a 360 gradi: per il consumatore ma anche per le banche che devono dare credito al consumatore. Sono più oculate nel sostegno alle famiglie”.

Quindi cosa c’è da fare?

“Bella domanda. Io credo che come in tutte le cose bisogna che ci sia più chiarezza e stabilità. È normale che la situazione di instabilità che viviamo in Italia incide molto sul modo di investire da parte del consumatore. Non sa quante tasse deve pagare, a che età deve andare in pensione, vede un futuro incerto”.

Questo significa che anche nel vostro settore molte agenzie sono state costrette a chiudere?

“Se si entra in crisi è normale che anche le agenzie ne risentano. Per quanto ci riguarda abbiamo avuto una perdita di non più del 3-4% negli ultimi sei mesi. Le province più piccole ovviamente ne hanno risentito maggiormente, nelle grandi città il mercato c’è. Il problema oggi è che chi è bravo a fare questo mestiere sopravvive. È una sorta di selezione naturale. In tutto questo però bisogna anche dire che nel 2011 il mercato ha generato circa 600.000 compravendite in tutto il territorio italiano. Possiamo tutto sommato definirlo un numero sostenibile rispetto al numero di abitanti”.

Autore: Alessandra Bonaccorsi

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