Bookmark and Share
Turismo/ Nel 2011 +66,2% vacanze enogastronomiche italiani

‘Al palato’ non si guarda in bocca.
Boom di turismo enogastronomico nel Belpaese

30 settembre 2011  Carmen Vella

L’enogastronomia  è diventata il motore del turismo. Lo dicono i numeri e i fatti. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio nazionale del settore (dati Unioncamere), da gennaio ad agosto 2011 il numero di vacanze effettuate dagli italiani per motivazioni enogastronomiche è cresciuto del 66,2%. Nel 2010, il 5% delle vacanze in Italia (dato Coldiretti) è stato generato da interessi legati all’enogastronomia. Il binomio cibo-viaggi si conferma dunque la ricetta vincente per uscire dall’empasse della crisi del turismo. La domanda è soprattutto internazionale, dato che gli italiani rappresentano il 35,7% della clientela, ed è indirizzata in buona parte verso tre Regioni: la Toscana (15,9%), l’Emilia Romagna (10,6%) e la Puglia (8%). Il 52,5% dei viaggiatori-gourmet sono arrivati dall’Europa, con in testa Francia (10,5% di presenze). A seguire, nella classifica dei Paesi del mondo, Stati Uniti (7,3%), Regno Unito (7%) e Olanda (6,8%).
Il segreto? L’enogastronomia parla un linguaggio universale e non c’è palato che tenga quando il richiamo fa rima con gusto e tavola. Nell’immaginario collettivo del prodotti alimentari tipici, per esempio la Sicilia – che si è ritagliato uno spazio non indifferente – è ricordata per i suoi cannoli,  per il vino nero d’avola, per  le arancine (o arancini che dir si voglia) e per la pasta con le sarde. Il cibo mescolato alle caratteristiche geografiche del posto,  al clima e ai servizi, e ad un evento che elebra le ticpicità gastronomiche del posto diventa un polo di attrazione che attira migliaia di persone. Senza andare troppo lontano basta guardare al successo di visitatori dell’ultima edizione, la quattordicesima del Cous Cous Fest, rassegna enogastronomia internazionale che celebra il cous cous, e che ha raccolto tra il 20 e il 25 di settembre a San Vito lo Capo circa 250 mila visitatori con una vendita di biglietti di degustazione pari a 37 mila biglietti venduti, 7 mila in più rispetto all’anno scorso.

Per più di un italiano su tre (35 per cento) dunque dipende dal cibo il successo della vacanza che per essere perfetta non deve mai far mancare la degustazione delle specialità enogastronomiche locali. Lo dice un’analisi della Coldiretti che sottolinea come il cibo è considerato dagli italiani l’ingrediente più importante della vacanza che batte la visita a musei e mostre, (29 per cento), lo shopping (16 per cento), la ricerca di nuove amicizie (12 per cento), lo sport (6 per cento) e il gioco d’azzardo (2 per cento) secondo l’indagine Swg. Ma se le ferie sono l’occasione per molti italiani di mangiare fuori e assaggiare nuovi sapori, le località di vacanza sono spesso  anche i luoghi dove più elevato è il rischio “tarocco” con la preparazione di piatti “acchiappaturisti” che nulla hanno a che fare con la tradizione locale. Tra i piatti più traditi nella costiera amalfitana ci sono la tipica caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte mentre in quella ligure non mancano i casi di pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e con il formaggio comune che sostituisce l’immancabile parmigiano reggiano e il pecorino romano. Un inganno che colpisce, fra gli altri, la tradizione siciliana con la pasta alla norma preparata spesso con semplice formaggio grattugiato al posto della ricotta salata. Ma tra i falsi culinari più spacciati lungo tutta la penisola durante l’estate figurano anche il tiramisù con la panna al posto del mascarpone e gli spaghetti alla bolognese. Attenzione – avverte la Coldiretti –  anche all’acquisto di souvenir con prodotti spacciati come tipici del territorio, ma che non hanno in realtà nulla a che fare con la realtà produttiva locale come nel caso dell’offerta di prosciutti di montagna o di campagna in località dove non è presente alcun tipo di allevamento. L’Italia è leader europeo nella produzione biologica e nell’offerta di prodotti tipici con ben 228 denominazioni di origine riconosciute a livello comunitario e 4.511 specialità tradizionali censite dalle regioni, mentre sono 505 vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (331 vini Doc, 59 Docg e 119 Igt).

Post correlati

Bookmark and Share

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , Scritto in 1, home | Commenti disabilitati

Comments are closed.