Fondazione Curella “In Sicilia è stagnazione, indicatori tutti negativi”

Gli indicatori statistici sulla congiuntura economica in Sicilia nel primo semestre del 2011 sembrano prefigurare una situazione di sostanziale stagnazione, o tutt’al piu’ un andamento cautamente evolutivo, nonostante un insieme di accadimenti a livello internazionale abbia prodotto una battuta d’arresto della gia’ debole crescita dell’economia italiana. È quanto emerso dal XXXVI Report Sicilia, presentato questa mattina a Villa Malfitano, alla presenza del presidente della Fondazione Curella, Pietro Busetta, del presidente del Diste Consulting, Alessandro La Monica, dell’assessore all’Economia, Gaetano Armao, e dei rappresentanti delle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil.

Secondo valutazioni preliminari, nel 2010 il prodotto interno lordo e’ infatti aumentato dell’1,3 per cento a livello nazionale, mentre nell’Isola la dinamica sarebbe risultata negativa e pari allo 0,3 per cento, in concomitanza di un ristagno dei consumi e degli investimenti sui livelli piuttosto modesti dell’anno precedente. Anche per la Sicilia il flusso delle vendite sui mercati internazionali e’ aumentato, ma l’impatto sull’intera economia e’ apparso trascurabile a causa della bassa quota di produzione esportata dalle aziende regionali. La domanda interna nell’Isola avrebbe mantenuto un profilo eccezionalmente debole anche nel periodo piu’ recente, mostrando una lentezza inconsueta dopo una fase recessiva la cui gravita’ non ha precedenti nel dopoguerra. L’attivita’ produttiva dovrebbe aver conservato un profilo quasi del tutto appiattito, maggiormente evidente presso l’industria. Nella regione le imprese manifatturiere che stanno per uscire dalla palude della stagnazione sono solo quelle che hanno saputo innovare, trascinate unicamente dalla forza dell’export.

Il mercato del lavoro locale e’ stato contrassegnato nella prima parte del 2011 da un marginale recupero dell’occupazione, dopo un quadriennio di continue flessioni. In base alle risultanze dell’indagine ISTAT sulle forze di lavoro, nel primo trimestre 2011 l’occupazione in Sicilia ha infatti raggiunto quota 1.433 mila unita’, riportando un aumento dello 0,4 per cento rispetto al corrispondente trimestre del 2010 (+0,5 per cento il dato nazionale). Il tasso di attivita’ della regione – dato dal rapporto tra le persone appartenenti alle forze di lavoro e la popolazione di 15/64 anni di eta’ – ha toccato, lo scorso anno, il 50,1 per cento (50,6 per cento nel 2009), un valore nettamente inferiore al dato nazionale (62,2 per cento) e tra i piu’ bassi in Italia.

Il tasso di occupazione – rappresentato dal rapporto tra gli occupati e le forze di lavoro di 15/64 anni – che esprime la capacita’ di un sistema economico di fornire una opportunita’ d’impiego alle persone potenzialmente in grado di lavorare, assume nell’area regionale un valore estremamente basso (42,6 per cento nel 2010, 43,5 per cento l’anno prima) e inferiore di quasi quindici punti percentuali alla media italiana (56,9 per cento).    Il tasso di inattivita’ della regione raggiunge uno dei livelli piu’ alti in Italia. L’alto livello degli inattivi, delle persone cioe’ che l’indagine Istat esclude dalle forze di lavoro in base ad una convenzione adottata dagli istituti di statistica dei paesi occidentali, costituisce, quindi, un ulteriore indicatore poco confortante del mercato del lavoro. Calcolato sulla popolazione di 15/64 anni di eta’ – la somma del tasso di inattivita’ e del tasso di attivita’ e’ uguale al 100 per cento – l’indicatore si aggira infatti nel 2010 intorno al 49,9 per cento (49,4 per cento nel 2009), designando la Sicilia insieme alle solite Calabria e Campania (con rispettivamente il 52,1 e 53,6 per cento) come titolari di un record poco appetibile tra le regioni italiane. Per i giovani (e le donne) la disoccupazione costituisce una vera e propria emergenza sociale. Il tasso di disoccupazione giovanile (dai 15 ai 24 anni) si e’ impennato nel corso del 2010 a quota 41,3 per cento, a fronte di un’aliquota media nazionale del 27,8 per cento. Serve a poco constatare che l’assenza di opportunita’ lavorative per le nuove generazioni non e’ un fenomeno solo dell’Isola, ma investe anche altre realta’ regionali, in pratica l’intera area meridionale e insulare.

Con il perdurare della crisi l’atteggiamento delle famiglie nei confronti dei consumi si e’ fatto quindi ancora piu’ ponderato.

Ora la famiglia media siciliana acquista con grande parsimonia e attenzione al prezzo, con l’obiettivo di spendere al meglio le scarse risorse disponibili.

Per quanto possa apparire negativa l’evoluzione del sistema economico nazionale, le prospettive a breve/medio termine dell’Isola potrebbero percio’ rivelarsi anche peggiori, con il rischio che si allunghi ancora di piu’ il divario con il resto del Paese, la distanza tra un Centro/Nord in via di rianimazione e la regione in totale apnea. Le attivita’ direttamente legate al turismo hanno invece beneficiato della discreta ripresa nel flusso dei vacanzieri, dopo un triennio di consistenti flessioni. Sulla base delle informazioni disponibili, nel 2010 le presenze turistiche nelle strutture ricettive dell’Isola avrebbero registrato un discreto recupero, quale sintesi di un sostanziale ristagno della componente nazionale e di una apprezzabile crescita delle componenti provenienti dall’estero.

“Stiamo vivendo un passaggio epocale che prevede che i paesi industrializzati abbiano da distribuire redditi inferiori – precisa Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella -. La Sicilia e’ marginale rispetto a tali processi, pero’ partendo da una situazione peggiore rischia di essere ulteriormente marginalizzata”.(ITALPRESS)

Autore: Economia Sicilia

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