Primo giorno di sciopero dei magistrati tributari siciliani

 L’annunciato decreto legge alla firma del Presidente della Repubblica è incostituzionale. Lo affermano i magistrati tributari in un documento stilato al termine di un’assemblea nel primo dei tre giorni di sciopero proclamati a livello nazionale.  Da oggi e sino a mercoledì 6 luglio, i giudici tributari si asterranno dalle udienze. Protestano “per il riconoscimento dell’ indipendenza dei giudici, l’adeguamento del trattamento economico e per altre richieste di carattere ordinamentale e giuridico inoltrate un anno fa al Ministero dell’Economia e Finanza e rimaste inevase”.

“Il Consiglio di presidenza della Giustizia tributaria, organo di autogoverno dei magistrati tributari, non è stato invitato ad esprimere il parere obbligatorio ma non vincolante sul provvedimento in mano al Capo dello Stato – dice Antonio Orlando, componente del Consiglio di presidenza della Giustizia tributaria -.

Altro punto, la carenza in Sicilia, più che nel resto d’Italia, del numero giudici tributari e del personale amministrativo di supporto. Un dato ribadito anche da Antonino Bambara, presidente della Commissione tributaria provinciale di Palermo. “Palermo è all’ultimo posto in Italia –dice – con 17 funzionari in organico contro i 39 previsti per legge”.

“La situazione si aggraverà – dice Salvino Pillitteri, vicepresidente dell’Associazione magistrati tributari – con l’entrata in vigore delle nuove disposizione in materia di immediata esecutività degli accertamenti fiscali a carico di imprese e cittadini. Le nuove norme comporteranno, secondo stime del Consiglio nazionale dei commercialisti ed esperti contabili,  un esborso anticipato da parte dei destinatari degli accertamenti di circa due miliardi di euro. Il sistema rischia una stasi e un blocco della giustizia tributaria”.

Solo a Palermo sono in attesa di decisione circa 32 mila ricorsi relativi a tributi statali, enti locali e iscrizioni ipotecarie che non potrebbero essere trattati in tempi brevi.

 “Questo sciopero è promosso anche a tutela degli interessi dei cittadini che con la prospettata riforma resterebbero privi di una giustizia terza e indipendente” – dice Vittorio Aliquò, presidente della sezione regionale dell’Associazione dei magistrati tributari -.

Tra le riforme in discussione, l’esclusione dei liberi professionisti dalle commissioni tributarie. “Lo stravolgimento della composizione delle cmmissioni – dice Giuseppe Guzzo, segretario regionale della AMT – che prevede la sostituzione dei giudici tributari iscritti ad albi professionali (avvocati, commercialisti, ingegneri e consulenti del lavoro) con avvocati dello Stato e ispettori del Ministero,  vanifica l’indipendenza del giudice tributario, in quanto espressione di una delle parti in causa”.  

E ancora: la richiesta di adeguamento dei compensi, con riferimento anche a quelli per le istanze cautelari. Gli ultimi dati parlano di compensi lordi in media di 655 euro mensili per il giudice tributario provinciale e di 284 euro per quello regionale. La quota variabile, in particolare, ammonta a circa 26 euro lordi per ogni sentenza depositata. “I compensi sono fermi al 2002 – ribadisce Aliquò – e con il sopravvenire delle sospensive cautelari al momento non retribuite, si rischia di lavorare senza alcuna retribuzione dato che questa attività assorbe l’intera capacità operativa delle commissioni”.  

L’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Palermo invierà oggi a Napolitano  un telegramma “per ribadire il sostegno ai magistrati tributari e condividendo gli aspetti di incostituzionalità e di irrazionalità del provvedimento” – dice Santo Russo, presidente dell’Ordine -.

Lo sciopero prosegue domani e mercoledì 6 luglio. 

Autore: Economia Sicilia

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