Pil siciliano al di sotto della soglia del 75% media Ue

Nel 2008 il prodotto interno lordo (espresso in termini di potere d’aquisto) nella media dell’UE a 27, va dal valore minimo del 28 per cento (registrato nella regione di Severozapaden nel nord della Bulgaria)al 343 per cento del centro di Londra. La Sicilia si conferma, con Calabria e Campania, agli ultimi posti per ricchezza prodotta in Italia, con un indice del 66 per cento. 
I dati elaborati da Eurostat, e appena diffusi, non lasciano dubbi sulla distribuzione della ricchezza nelle 271 regioni europee. Le aree che guidano la classifica del prodotto interno lordo per abitante nel 2008 vedono in testa il centro di Londra (343%), il gran ducato del Lussemburgo (279%), la regione di Bruxelles (216%), Groningen nei Paesi Bassi (198%), Amburgo in Germania (188%) e Praga in Cecoslovacchia (172%).  
Quaranta regioni superano il 125 per cento del livello: dieci in Germania, cinque in Olanda, quattro in Austria e in Gran Bretagna, tre in Spagna e Italia, due in Belgio e Finlandia, solo una regione nella Repubblica Ceca, Danimarca, Irlanda, Francia,  Slovacchia, Svezia e Lussemburgo. 
Le regioni che fanno segnare i dati piu’ bassi sono tutte in Bulgaria e Romania. Il record spetta alla regione di Severozapaden nel nord ovest della Bulgaria (28%), seguita dal nord est della Romania (29%). Le regioni di Severen e di Yuzhen, al centro della Bulgaria raggiungono l’indice del 30%. Sessantaquattro regioni hanno indici al dik sotto del 75 per cento. Quindici sono in Polonia, sette nella repubblica Ceca e in Romania, sei in Bulgaria e Romania, quattro in Italia e Portogallo, tre in Grecia, Francia e Slovacchia, due in Gran Bretagna, una in Spagna, Estonia, Lettonia e Lituania.  
Le regioni italiane non figurano ne’ tra le venti piu’ ricche, ne’ tra le venti piu’ povere. Tutte le regioni del centro nord – tranne l’Umbria ferma al 97 per cento – fanno segnare indici superiori a 100. Si va, dal 106 delle Marche al 137 di Bolzano, seguito dal 143 della Lombardia. Emilia Romagna al 127, Lazio a 123. Tutti al di sotto di 100 gli indici delle regioni meridionali. 

Campania, Sicilia e Calabria fanno segnare il risultato piu’ basso, il 66 per cento. La Puglia al 67. Si sta meglio in Abruzzo (85 per cento), in Molise (80 per cento) e in Basilicata (76 per cento). 
I dati diffusi da Eurostat hanno una rilevanza che va oltre la pura statistica. La rlevazione dei dati riferiti al 2008 e’ infatti quella che nelle prossime settimane influira’ sulle scelte della Commissione sulla politica di coesione. Sui criteri cioe’ che saranno seguiti nelle politiche di sviluppo e, soprattutto, nella spesa del budget europeo.

La logica seguita fino a questo momento e’ stata quella di indirizzare il maggior flusso di rsorse comunitarie verso quelle regioni europee meno ricche, utilizzando come “spartiacque” statistico l’indice del 75 per cento della media del prodotto interno lordo Ue.

Secondo questa impostazione, che moltissimi vorrebbero cambiare gia’ nel nuovo periodo di programmazione europea, che va dal 2013 al 2020, le uniche regioni italiane ancora nei parametri del cosiddetto “obiettivo convergenza” sarebbero: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Nel periodo di programmazione 2007-2013, la Basilicata ha usufruito di un regime agevolato di “phasing-out”, in considerazione del fatto che la media del pil regionale sarebbe stata al di sotto del 75 per cento, con un’analisi economica limitata ai 15 stati precedenti all’allargamento.

La Sardegna, fino al 2013 sara’ inserita nelle regioni del cosiddetto obiettivo competitivita’ regionale e occupazione”, che godono di agevolazioni per la “phasing-in”: regioni che sono uscite dall’obiettivo convergenza e si trovano in una fase di primo inserimento tra le regioni piu’ ricche.

Autore: Economia Sicilia

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