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I dati Unioncamere premiano il Sud. Bene Palermo e Catania, maglia nera al capoluogo ibleo

14 gennaio 2011  Stefano Alicata

Dal rapporto di Unioncamere sul saldo tra le iscrizioni e le cessazioni delle imprese arrivano segnali incoraggianti. Il Registro delle imprese delle Camere di Commercio si avvia, infatti, a chiudere il 2010 con un bilancio anagrafico in ripresa rispetto all’anno precedente grazie a 22mila iscrizioni in più e a 30mila cessazioni in meno nel periodo che va da gennaio a novembre dello scorso anno. A livello territoriale, il recupero più significativo in valore assoluto si registra nella circoscrizione del Sud e Isole, dove il saldo è stato positivo per 24.880 imprese, contro le sole 6.846 dello stesso periodo del 2009 (+18.034 la differenza). A determinare il buon risultato del Mezzogiorno hanno concorso una crescita delle iscrizioni del 6,8% e una riduzione delle cessazioni del 9,4% rispetto al gennaio-novembre 2009.

La Sicilia con 27.223 nuove iscrizioni e 22.297 cessazioni (con un saldo positivo di 4.926 nuove imprese) si piazza al 6° posto assoluto in Italia (dietro a Lombardia, Puglia, Emilia Romagna, Lazio e Veneto). Questo perché nei primi undici mesi del 2010 sono nate 2.965 imprese in più rispetto allo stesso periodo del 2009. A contribuire al dato positivo anche la diminuzione delle cessazioni nell’isola con un -1.108 rispetto al periodo gennaio-novembre 2009.

Palermo si piazza al terzo posto tra le provincie italiane che hanno fatto registrare la variazione percentuale migliore rispetto al maggior numero di iscrizioni di imprese presso le Camere di Commercio, preceduta solo da Roma e Milano. Buone anche le performance di Messina, sesta in graduatoria, e di Trapani che si pone al venticinquesimo posto. Rispetto invece al dato più rilevante che riguarda il saldo tra iscrizioni e cessazioni monitorate dalle Camere di Commercio il primato negativo dell’isola va a Ragusa, per la quale sembra non sia ancora finita la crisi, che si pone al centoduesimo posto di questa speciale classifica e tra le provincie italiane con un saldo della variazione in segno meno. Bilancio in negativo, fa notare lo stesso centro studi, solo per l’aritmetica perché, analizzati i dati, si tratta di un sostanziale pareggio (227 imprese chiuse rispetto alle 217 create con una perdita di dieci unità). Risalendo la classifica del saldo troviamo poi Enna al novantacinquesimo posto, Caltanissetta al numero ottantotto, Palermo al trentasettesimo e Catania al dodicesimo. A pesare negativamente sul dato della ripresa del capoluogo ibleo in primo luogo la forte crisi che sta attraversando il settore dell’edilizia, al quale si aggiunge un periodo particolarmente sfavorevole per serricoltura e produzione di latte. 

Stefano Alicata

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