Agrigento. Provincia povera e ultima

C’è un’Italia che ha due velocità: una è quella di Trieste, strade eleganti e pulite, servizi pubblici in perfetto orario, sanità eccellente, nessun problema nella gestione dei rifiuti, esami diagnostici in pochi giorni, risparmio pro capite intorno ai 60 mila euro, numero elevato di laureati tra i 25-30 anni e, infine, il costo più basso d’Italia per la “casta” quella degli amministratori. Poi nella stessa Italia c’è Agrigento. Un ospedale, che ha rischiato di essere chiuso perché costruito con cemento impoverito. Una città che per raggiungerla, tra uscite e deviazioni, sembra che non si arrivi mai, dove l’immondizia trabocca dai cassonetti e i precari hanno manifestato per più di un mese perché sono rimasti senza lavoro. E’ la città con un risparmio pro capite di 5.800 euro, 10 volte meno di Trieste, una spesa pro capite per libri e cultura tra le più basse d’Italia; la disoccupazione è al 17%, nell’occupazione femminile, è appena al 19,25%. Per utilizzare un bus urbano occorre una mezz’ora di attesa. A salire sono anziani e a volte i bus girano vuoti. La tac presso la struttura pubblica non si può fare, a meno che non ci si ricoveri in ospedale ed anche lì bisogna attendere anche qualche settimana. Due Italie opposte: Trieste e Agrigento, ovvero gli estremi dell’annuale classifica de Il Sole24Ore sulla qualità della vita, riproposti in un lungo servizio di Rai Uno, a “La vita in diretta” qualche settimana fa. Per Agrigento, un’immagine di assoluta depressione socio-culturale.

“Questo è un territorio difficile – commenta il presidente della Provincia Eugenio D’Orsi – . Forlì riesce ad avere l’aeroporto pur avendone 7 vicini. Noi abbiamo atteso 25 anni per 30 km di raddoppio della 640. Perché? Al nord hanno politici capaci di incidere; qui invece di ‘saziarsi di infrastrutture’, preferiscono accettare briciole: si accontentano di risolvere le proprie faccende personali. Chi vuole cambiare questo stato di cose, viene isolato. Ogni volta che si promuove un’idea, un progetto, dieci persone si oppongono, mettono contro opinione pubblica e politici, non per un motivo preciso ma solo perché non si è funzionali ai loro interessi. Le persone ‘coraggiose’ rimangono a casa per scelta, per non essere bersaglio di alcuno, per non finire sul giornale, per non essere massacrati da chi fa lobby e potere. Credo che pochi amino davvero questa terra: per la maggior parte le cose devono rimanere come stanno”.

Vittorio Messina, presidente della Camera di Commercio condivide: “Sono d’accordo con chi sostiene la realtà di questa forbice anche se si rischia di dare comunque una visione parziale: al Comune, per esempio, non si fanno file, i servizi sono resi in pochi minuti, alla Camera di Commercio usiamo la stessa tempistica di Trieste. Il divario però va aumentando. Il fatto è che ne parliamo sempre, ma non riusciamo a far nulla per recuperare questa enorme distanza. In queste condizioni, non possiamo affermare che sia difficile fare impresa, perché è ‘eroico’. Tutto è anche determinato da una carenza infrastrutturale, ma anche da una condizione mentale del meridionale, che va scardinata. Dovremmo avere una classe dirigente più preparata ad affrontare l’emergenza. Non possiamo permetterci di riporre le speranze di sviluppo sui fondi por, quando non siamo in grado di spenderli. Non sappiamo fare i progetti, oppure dovremmo presentarne il doppio e non solo quelli per utilizzare le risorse messe a bando. E’ attraverso la preparazione della classe dirigente e con un aiuto del governo nazionale ad ampio raggio, che possiamo tentare di superare questo gap. Il raffronto mortifica Agrigento, ma noi qui ci viviamo. Dovrebbe arrossire di vergogna chi ha permesso che il nord decollasse, lasciando il sud in questa depressione. Ci sono responsabilità nel gestire una cosa comune, come il nostro Paese”. Per il sindaco Marzo Zambuto: “Il problema vero e grave è la povertà diffusa. Ci sono 50 anni di divario tra Agrigento e le città del nord. Tenuto conto che lo Stato ci ha abbandonato per così lungo tempo, dovremmo diventare indipendenti, uno Stato dell’Africa. C’è stata classe dirigente che ha operato male costringendoci oggi a risanare debiti. E’ quel che siamo riusciti a fare e ne siamo già soddisfatti; non avremmo potuto scegliere di fare altro”. Anche la Provincia ha risanato 80 milioni di debiti e tagliato enti inutili.

Anna Maria Scicolone

Autore: Economia Sicilia

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