Tagli FS, gli scioperi iniziano da Messina. Il 19 novembre astensione nazionale

L’autunno caldo delle Ferrovie riprende con una raffica di scioperi. Dalle 9 alle 17 di oggi si fermerà tutto il personale che opera in provincia di Messina, mentre il 19 e 20 novembre il fermo sarà nazionale. A inasprire il perenne braccio di ferro tra i sindacati ed il Gruppo FS, i nuovi tagli che entreranno in vigore dal 10 dicembre prossimo. Particolarmente penalizzata la Sicilia, dove al posto dei pochi treni ancora attivi nel 50 per cento dei casi si prevedono dei collegamenti con pullman da Agrigento e Siracusa rispettivamente per Palermo e Messina, dove qualche vagone lo si farà ancora partire. Orientarsi nel nuovo contratto di servizio non è semplicissimo, ma quello che è chiaro è che di notte viaggerà un unico treno per ciascuna tratta. A partire dalla Venezia-Roma-Palermo (che ne perde ben sei, 4 tra Roma ed Agrigento e 2 sulla Messina-Siracusa) e dalla Roma-Palermo (meno 2 sulla ME-SR). Soppressi 2 treni per tratta tra il capoluogo peloritano e quello siracusano anche sulla Torino-Palermo e sulla Milano-Palermo. E la ME-SR è penalizzata pure di giorno sul Roma-Siracusa e sul Roma-Palermo, visto che un colpo di penna ha cancellato altri 4 treni. Una débacle senza precedenti che però non provoca molte reazioni nell’Isola visto che inspiegabilmente ad incrociare le braccia oggi saranno solo i messinesi, che negli ultimi 3 anni si sono ritrovati per ben 5 volte a scioperare da soli mentre nel resto della Sicilia si continuava a lavorare come se nulla fosse. Michele Barresi, segretario provinciale della Fit Cisl di Messina, glissa su questo aspetto ma è molto chiaro sulle responsabilità delle Ferrovie. Anche perché, a leggere il nuovo contratto di servizio, c’è un dato che salta subito agli occhi: secondo le FS, il 77 per cento dei biglietti dei treni notturni ed il 74 per cento di quelli diurni in Sicilia ed in Calabria è invenduto. Visto che prima o poi a tutti capita di prendere un treno regionale o nazionale, delle due l’una: o chi fa queste statistiche ha qualche problema di discernimento visto che per avere un posto in treno (soprattutto per i notturni a lunga percorrenza) è necessario prenotare con settimane di anticipo e di giorno in Sicilia si corre il rischio di viaggiare in piedi, oppure è in assoluta malafede. “Decisamente la seconda -conferma Barresi. Da anni denunciamo che le Ferrovie “blindano” i biglietti di interi vagoni, dichiarandoli invendibili senza motivo. O meglio, il motivo c’è ed è quello di far risultare in perdita un’azienda che gestita diversamente potrebbe dare buoni risultati. Non è un caso che non ci sia alcuna operazione di marketing. Quando anni fa si facevano i pacchetti per i gruppi familiari, c’era il boom dei biglietti venduti. Quando si sono resi conto che la cosa funzionava, hanno bloccato tutto. Le statistiche delle Ferrovie sui passeggeri sono artefatte e sfido chiunque a dimostrare il contrario. E’ vero che le Ferrovie sono fuori mercato ma è anche vero che a questo risultato ci sono voluti arrivare”. A contribuire a questo stato di cose due fattori: l’indifferenza della classe politica, che per motivi clientelari preferisce scommettere sul traffico gommato, e la decisione dei vertici di puntare solo sull’alta velocità. Mauro Moretti, amministratore delegato del Gruppo FS, sostiene che servizi essenziali li deve pagare lo Stato. Magari sarà anche così, ma l’avere puntato tutto su treni velocissimi (nessuno dei quali previsto per la Sicilia) a discapito di espressi ed Intercity ha letteralmente spinto milioni di potenziali clienti nelle mani delle società di pullman o delle compagnie aeree low cost. “Per loro è più semplice tagliare che scommettere -conclude Barresi- ma in termini di sicurezza, ambiente e posti di lavoro la Sicilia sta pagando un prezzo altissimo, che difficilmente potrà essere recuperato”.

Autore: Elisabetta Raffa

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