Federalismo: Armao “aprire negoziato tra la Sicilia e lo Stato”

“E’ una riforma importante quella del federalismo fiscale, che si misura – ha detto Armao – con le difficolta’ di una forte divaricazione economica tra nord e sud del Paese che non ha eguali in Europa, e che si e’ solo aggravata in 150 anni di Unita’, con poteri e competenze differenziati tra le istituzioni territoriali coinvolte, con un sistema fiscale farraginoso, con un forte tasso di evasione”. “Quale sara’ l’effettivo assetto della nostra Repubblica al termine del percorso del federalismo fiscale – tuttavia – non puo’ non essere pienamente previsto ed analizzato. Sarebbe – ha aggiunto – un salto nel buio che non  puo’ permettersi l’Italia nel tempo della competizione globale, men che meno possono permettersi i siciliani costretti da una pesante crisi congiunturale aggravata da un contesto economico debole e che mai ha raggiunto i livelli medi di crescita del Paese. Ed e’ questo, come si vedra’, uno dei limiti dei decreti attuativi del

federalismo fiscale”.

     “Il Capo dello Stato ha sottolineato in piu’ occasioni – ha ricordato Armao – come i principi fissati dall’art.119 della Costituzione esigano un impegno forte e rinnovato di tutti i livelli di governo della Repubblica e di quanti operano nel sistema economico e sociale, occorre infatti garantire le condizioni necessarie per una crescita equilibrata e solidale dell’intero paese, assicurando, in particolare ai cittadini le prestazioni necessarie al pieno e uniforme godimento dei diritti civili e sociali previsti dalla Costituzione’. Ebbene gli schemi di decreti legislativi attuativi del federalismo fiscale, in particolare quello in materia di autonomia di entrata delle Regioni e delle Province nonche’ di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario, se non modificato penalizzera’ la Sicilia, violando la Costituzione, lo Statuto di autonomia e la stessa legge delega”.

     “Il Governo regionale – ha puntualizzato Armao – ha inteso intervenire nelle passate settimane di confronto serrato con il Governo nazionale, aggregando dapprima la posizione delle Regioni a statuto speciale ed adesso della conferenza delle Regioni che dovra’ esprimere nei prossimi giorni l’intesa allo Stato per la prosecuzione dell’iter approvativo dei decreti, questioni che

oggi, doverosamente, vengono rassegnate alla valutazione del Parlamento siciliano”. “I contenuti dei primi schemi di decreti legislativi – ha spiegato Armao – e cioe’ quello in materia di federalismo fiscale municipale e quello concernente l’autonomia di entrata per le Regioni a statuto ordinario e le province ubicate nel loro territorio, nonche’ la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario, lasciano intravedere immediate e pesanti  refluenze sull’impianto finanziario della Regione siciliana. I predetti schemi, da un lato determinano le linee del sistema tributario delle Regioni, non mancando di prevedere una contestuale riduzione dell’ambito di imposizione fiscale statale con la previsione di riduzione delle aliquote dell’Irpef, dall’altro disegnano la nuova fiscalita’ degli Enti Locali con l’attribuzione agli stessi di grandi compartecipazioni a tributi erariali (Imposta di registro ed imposta di bollo, imposte ipotecaria e catastale etc. e contestuale previsione di istituzione di nuovi tributi municipali sostitutivi di tributi erariali. Circostanza codesta che  non puo’ non incidere nel senso di una riduzione nella disponibilita’ finanziaria della Regione Siciliana che, ad una prima stima, e riferibile esclusivamente

alla prevista attribuzione di tributi erariali ai Comuni, si attesterebbe a circa 500 milioni di euro”.

     “Non e’, inoltre, da sottovalutare che la potesta’ attribuita alle Regioni di prevedere una riduzione dell’aliquota Irap, fino ad azzerarla, con oneri a carico del bilancio delle stesse, e’ da

considerarsi illusoria per le Regioni del Mezzogiorno, in quanto le Autonomie territoriali con maggiore capacita’ fiscale, adottando le misure ivi previste, potranno creare condizioni di vantaggio, sia per le imprese operanti nei loro territori, sia per nuovi insediamenti produttivi, con il conseguente rischio che si inneschi un fenomeno di rincorsa verso territori fiscalmente piu’

appetibili a discapito dello sviluppo dei territori del sud che, per le loro condizioni di deficit, non potranno adottare dette misure, con conseguenze nefaste per l’economia delle Regioni

stesse”. Armao ha puntualizzato che “mancano del tutto negli schemi di decreti approvati all’unanimita’ dal Governo – non ci risulta ci sia stato non solo dissenso alcuno, ma addirittura un accenno di dibattito sul punto in Consiglio dei Ministri, al quale peraltro il nostro Presidente non e’ stato invitato a partecipare – le necessarie cautele per escludere del tutto le Regioni a statuto

speciale, anzi in molti punti si inseriscono norme di sicura applicazione ad esse, sino alla dichiarata diretta applicazione della disciplina dei costi standard nel settore sanitario. Mancano poi, ma questo e’ un rilievo che riguarda tutte le Regioni, le necessarie specificazioni sui livelli essenziali di prestazione e di assistenza (lea e lep), le dotazioni quantitative e numeriche, la puntuale definizione della perequazione fiscale”. “Rilievo fondamentale appare poi – ha aggiunto Armao – il mancato superamento a tutt’oggi dello storico gap infrastrutturale esistente tra le Regioni riaffermato formalmente dal legislatore delegato nell’art. 22 della legge delega 42/09 laddove, va a disporre a carico del Governo nazionale la ‘ricognizione degli interventi infrastrutturali riguardanti le strutture sanitarie, assistenziali, scolastiche nonche’ la rete stradale, autostradale…’, della quale non vi e’ traccia nel processo attuativo sinora posto in essere”.

  “Solo la rimozione di questi ostacoli che limitano di fatto il pieno sviluppo delle Regioni meridionali, consentira’ – ha detto Armao – condizioni di partenza uguali per l’attuazione concreta

dei principi e criteri del federalismo fiscale ai sensi dell’art.119 della Costituzione. La norma, una delle tre che si applica alle Regione a Statuto speciale, e’ di fondamentale importanza ed al secondo commando  impone l’avvio delle iniziative per il recupero del deficit infrastrutturale.

Non un rigo, non una parola e stata sin qui spesa sulla perequazione infrastrutturale che la legge sul federalismo fiscale individua quale asse portante, insieme a quella fiscale, dell’intero processo di riforma. Se vogliamo ricorrere ad una metafora si puo’ dire che il legislatore abbia affidato il cammino del federalismo a due gambe forti, la perequazione fiscale e la perequazione infrastrutturale. Ebbene, da quello che emerge dal dibattito sino ad adesso sviluppato, la parequazione fiscale e’ appena accennata ed ancora incerta, mentre quella infrastrutturale e’ del tutto inesistente, e’ evidente che questo federalismo e’ piu’ che claudicante, rischia di naufragare dopo qualche metro. Siamo per un federalismo equo e solidale, e non per un modello che penalizzi il sud determinando benefici certi al nord e disagi piu’ che sicuri al sud”.

(ITALPRESS)

Autore: Economia Sicilia

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