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WE LOVE SUD – “Un Mezzogiorno Sostenibile”
Autorità, Colleghi, gentili Ospiti,
a voi tutti un caloroso benvenuto e grazie per essere intervenuti al convegno “We Love Sud” che quest’anno giunge alla sua quarta edizione.
Desidero rivolgere un sentito ringraziamento alla Presidente Federica Guidi, al Vice Presidente Gianluca Gemelli e ai Colleghi del Comitato Interregionale del Mezzogiorno che hanno assecondato la volontà dei Giovani Imprenditori siciliani di organizzare questo importante incontro in Sicilia in coincidenza della scadenza del mio mandato di Presidente dei Giovani Imprenditori Siciliani.
Il tema di cui dibatteremo è il naturale sviluppo di un percorso intrapreso fin dall’inizio del mio mandato.
Noi Giovani Imprenditori siamo fieri di essere stati testimoni e protagonisti assieme al Presidente Ivan Lo Bello, al Vice Presidente Montante e a tutto il Sistema Confindustriale di quella che è stata definita una svolta epocale nella storia del mondo imprenditoriale siciliano.
Un’iniziativa portata avanti per garantire l’integrità dei comportamenti degli imprenditori associati, ma soprattutto per contrastare la penetrazione mafiosa nel mondo dell’economia.
La mafia oggi è di fatto l’ostacolo più rilevante ad una modernizzazione civile ed economica del Mezzogiorno, incide sulla capacità di creare un sano sviluppo e limita quel contributo indispensabile che le regioni meridionali possono dare al Paese.
Ma la mafia non è soltanto quella che molti identificano come “i criminali che sparano, mettono le bombe, ti incendiano il negozio”.
“Vi è un’altra mafia che è altrettanto se non più pericolosa. E’ la mafia cosiddetta bianca che esercita il proprio potere ostacolando le procedure amministrative, negando le autorizzazioni, ritardando le risposte alle richieste lecite di chi non si assoggetta ai suoi ricatti.”
Credo che a molti imprenditori oggi presenti in sala sia capitato di trovarsi in situazioni e atteggiamenti discriminatori, che hanno ritardato o, ancora più grave, ostacolato il corretto svolgimento dell’attività imprenditoriale.
“Noi Giovani imprenditori, in qualità di nuova classe dirigente di questo paese, non possiamo assecondare tale sistema, siamo pienamente convinti del nostro ruolo di responsabità, e quindi non possiamo essere collusi con un sistema che porterà solamente al delittuoso il nostro futuro”
Chi fa impresa o investe nel Mezzogiorno deve poter operare nelle stesse condizioni di chi opera nelle altre aree del Paese.
“Oggi la preoccupazione maggiore degli imprenditori che vorrebbero investire nel Mezzogiorno è rappresentata dagli iter amministrativi, da tanti soggetti pubblici a cui le leggi attribuiscono potere di veto finendo con il rallentare tutti i processi decisori, innestando pertanto pastoie burocratiche di ogni tipo.”
Tutto ciò è burocrazia !!
Noi Giovani Imprenditori abbiamo portato avanti una dura lotta contro la mala burocrazia.
Nel settembre 2009, infatti, abbiamo inaugurato una nuova stagione dei Giovani Imprenditori Siciliani.
Abbiamo inaugurato lo sportello regionale “addioburocrazia”, che ha raccolto e continua a raccogliere numerose segnalazioni di imprenditori siciliani e non solo (campania, calabria, ..) di casi di “abuso da parte dei burocrati”.
E lottiamo questo mostro inarrestabile con tutte le nostre energie, lo sappiamo è una strada tutta in salita, ma siamo giovani e determinati nelle nostre azioni, vedrete ragazzi che alla fine ce la faremo!!!!!
Così come abbiamo vinto la mafia vinceremo anche loro….
Chi investe nel Mezzogiorno ha bisogno di una Pubblica Amministrazione che metta l’impresa nella condizione di crescere e competere.
Ho voluto fare questa breve premessa perché ritengo importante sottolineare che per la prima volta nella storia meridionale ci sono interessi che si trovano in contrasto oggettivo con quella cultura assistenziale e parassitaria che ha impedito al Mezzogiorno di fare un salto in avanti.
E’ l’inizio di un significativo cambiamento di mentalità che sta portando noi imprenditori, i giovani e la società civile ad affrancarsi da quell’isolamento frutto di lunghi anni di assistenzialismo e clientelismo e che potrà consentire al Meridione d’Italia di avviare una nuova stagione di rilancio.
Oggi noi Giovani Imprenditori vogliamo gettare le basi per progettare un futuro nuovo, nella consapevolezza che lo sviluppo del Mezzogiorno è anche una sfida culturale da affrontare con impegno ed audacia.
Il Mezzogiorno deve fare un salto di qualità per garantirsi una reale e duratura prospettiva di crescita, deve diventare un territorio attrattivo che riesca a restituire dignità di cittadinanza a tutti quei giovani che oggi sono costretti ad emigrare, con l’aggravante che i migliori, i talenti soprattutto, non tornano più.
Le imprese e i cittadini del Mezzogiorno hanno bisogno di più “capitale sociale” e non solo di “capitali”, di una classe dirigente capace di progettare il futuro, il Mezzogiorno del 2020, attraverso un grande e condiviso progetto di riqualificazione dei territori con città ecosostenibili per affrancarsi da quel blocco sociale che da decenni imprigiona il sud nelle sue contraddizioni e non gli consente di liberare le grandi potenzialità inespresse da più parti riconosciute.
Per far ciò dobbiamo invertire la rotta. La classe dirigente deve saper coltivare un ambizioso progetto avveniristico, capace di rompere con i vecchi schemi.
Non possiamo più permetterci di ripetere gli errori del passato.
Oggi il divario del PIL pro-capite del Mezzogiorno rispetto al resto d’Italia è di circa il 42%. Un valore che negli ultimi trent’anni è rimasto sostanzialmente immutato. Tra il 1990 e il 2009 circa 2 milioni 385 mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno, oltre 1 abitante su 10 residenti attualmente nel Mezzogiorno. I flussi migratori hanno coinvolto soprattutto i giovani con elevata formazione scolastica, impoverendo il capitale umano che rappresenta uno dei fattori fondamentali per la crescita economica e sociale del sud.
Le ingenti risorse dei fondi comunitari non sono servite a ridurre i divari di crescita con le regioni del nord Italia.
Per quanto riguarda la Sicilia, è di questi giorni la notizia che i Fondi Comunitari della precedente programmazione 2000-2006, circa 8,5 miliardi di euro sono stati tutti spesi, ma ciò non è servito a far crescere il PIL regionale, non ha fatto progredire la Sicilia nel settore delle infrastrutture, non ha creato nuova occupazione, non è servito al potenziamento del sistema produttivo, che anzi è al minimo storico in termini di valore aggiunto prodotto rispetto al totale.
Mentre è cresciuto a dismisura il settore pubblico allargato che oggi, si fa per dire, contribuisce per il 34% alla creazione del valore aggiunto contro il 13,5% della Lombardia che ha il doppio degli abitanti della Sicilia.
Un vero fallimento.
Si accendono sempre i riflettori sui livelli di spesa, ma non si analizza mai la qualità della spesa. Le ingenti risorse pubbliche si sono disperse in mille rivoli, con effetti inutili e spesso dannosi.
Noi imprenditori ci siamo sempre battuti per la concentrazione delle risorse su grandi progetti strategici, su quelle che erano state definite “variabili di rottura”, in grado di colmare il gap infrastrutturale che penalizza fortemente la capacità di competere delle imprese meridionali.
Purtroppo ancora oggi dobbiamo registrare la miope politica che fa prevalere gli interessi, molte volte clientelari, dei mille campanili, su quello che dovrebbe essere invece un grande progetto di interesse generale.
Il Governo centrale e i Governi Locali debbono porsi degli ambiziosi obiettivi strategici per le politiche di sviluppo e per quelle ordinarie e debbono saper attivare severe sanzioni per quegli amministratori che si rendono responsabili di comportamenti insipienti.
Il nostro Paese si appresta ad inaugurare la stagione del federalismo.
Ritengo che questa sia una opportunità per le regioni del Mezzogiorno, un grande banco di prova per la loro classe politica ed amministrativa.
A competere saranno i sistemi regionali nel loro complesso. Si innescherà un meccanismo per cui regioni più efficienti, più virtuose saranno sempre più efficienti e sempre più virtuose, mentre le regioni meno efficienti e meno virtuose saranno relegate inesorabilmente ai margini del sistema.
A pagarne le conseguenze saranno soprattutto i cittadini, che individueranno nella mala politica e nella mala amministrazione i veri responsabili di tale situazione.
Il rischio è grande, ma dobbiamo evitarlo, dobbiamo cogliere a pieno questa sfida.
La classe politica ed amministrativa delle regioni meridionali deve prendere coscienza di ciò e trasformare quello che oggi avvertono come rischio e pericolo in opportunità.
A tal proposito la presenza dell’assessore Marco Venturi alle Attività Produttive della Regione Siciliana è una vera speranza, ma allo stesso tempo una sicurezza per le imprese, in termini di efficacia, velocità, continuità e trasparenza nell’operato sui progetti di crescita delle nostre attività imprenditoriali. L’obiettivo su cui sta lavorando l’assessore, senza seguire nessuna linea politica se non quella del fare, è proprio quello di realizzare concretamente le opportunità di sviluppo di un ecosistema imprenditoriale che permetterà di recuperare la competitività delle nostre imprese attraverso la ricerca e l’innovazione, l’incentivazione ai nuovi investimenti, lo sviluppo dell’internazionalizzazione, così come la semplificazione amministrativa, che sappiamo bene come rallenta, se non blocca completamente il lavoro delle nostre imprese siciliane rendendo poco attrattivo tutto il territorio regionale.
L’economia mondiale è radicalmente cambiata e non possiamo più pensare di poter competere in settori maturi con alto impiego di mano d’opera non specializzata il cui costo è notevolmente maggiore rispetto a quello dei paesi emergenti.
Dobbiamo invece puntare su settori ad alto valore aggiunto, con una forte componente di ricerca e di innovazione.
Dobbiamo imboccare la strada dello sviluppo sostenibile, di una economia rispettosa dei territori, della salute dei cittadini, della tutela dell’ambiente.
Penso ad esempio al settore delle energie rinnovabili e l’efficienza energetica che ritengo siano ancora tutte da esplorare e le cui potenzialità crescono di anno in anno in maniera esponenziale.
Esse rappresentano la componente principale della green economy ossia di un’economia a basso impatto ambientale che comprende in realtà una vasta gamma di attività.
Un’economia più ecologica può essere infatti costruita anche attraverso la riconversione dell’industria manifatturiera, la produzione di beni a più basso impatto ambientale, interventi nel sistema dei trasporti e nel settore dei rifiuti e l’espansione dell’edilizia di qualità.
La sfida della green economy è una sfida per l’intero Paese, per la struttura produttiva del nord e per la crescita del sud.
E’ un obiettivo fissato dall’Unione Europea con la direttiva “20-20-20″. Ovvero il raggiungimento del 20 per cento della produzione energetica da fonti rinnovabili, il miglioramento del 20 per cento dell’efficienza e un taglio del 20 per cento nelle emissioni di anidride carbonica. Traguardi da raggiungere tutti entro la data del 2020.
Questa sfida richiederà dei cambiamenti nelle nostre abitudini quotidiane, ma consentirà di salvaguardare la qualità della nostra vita e delle generazioni future.
Proprio nel Mezzogiorno potrebbero conseguirsi maggiori risultati sia in termini di occupazione che di capacità produttiva.
Nelle regioni meridionali infatti risiede la quota più giovane della popolazione italiana, la quota maggiore degli inattivi, la quota maggiore di donne che non partecipano al mercato del lavoro, la quota più grande di laureati che sono costretti ad emigrare per trovare un’occupazione.
Il Mezzogiorno dispone di una rete universitaria di alto livello con dipartimenti specializzati in aree scientifiche che possono ben raccordarsi ai settori dell’industria ambientale. Nel sud, infatti, sono presenti ben 35 strutture universitarie che operano in comparti scientifico-tecnologici, pari ad oltre il 25% del totale nazionale.
Nel sud sono presenti anche importanti centri di ricerca pubblici, del CNR e dell’ENEA che svolgono attività di ricerca e sviluppo nei settori delle nuove tecnologie energetiche, dell’efficienza energetica e dei nuovi materiali.
La green economy può diventare nel sud un elemento catalizzatore della catena di connessione tra ricerca e innovazione e produzione per esprimere al meglio le potenzialità del sistema universitario e di ricerca e del patrimonio territoriale, un terreno molto favorevole anche per gli spin-off per la ricerca pubblica e più in generale per la nascita e la crescita di imprese innovative.
Il Mezzogiorno è ricco di risorse naturali, troppe volte in questi anni deturpate da scelte scellerate; che non siamo stati in grado di mettere a frutto; ha un immenso patrimonio artistico-culturale, che tutto il mondo ci invidia, ma che non riusciamo a preservare e a portare a valore.
La crescita delle fonti rinnovabili nel Mezzogiorno permetterebbe di migliorare la qualità dell’ambiente e l’accoglienza del territorio e quindi consentirebbe di aumentare l’attrattività anche turistica.
È una ricchezza enorme che dobbiamo concepire come volano per lo sviluppo economico.
Noi Giovani Imprenditori siamo pronti a portare avanti questa sfida, ma per vincerla è necessario che tutti gli attori facciano la loro parte.
Chiediamo alla classe politica l’adozione di provvedimenti che tutelino l’ambiente e che puniscano i comportamenti illegali che sono alla base dell’impoverimento dei nostri territori, semplificazione normativa e snellimento dei procedimenti.
Chiediamo alla Pubblica amministrazione il rispetto dei tempi nell’adozione dei provvedimenti.
Chiediamo alla società civile un’attenzione maggiore per il proprio territorio, e l’adozione di comportamenti sempre più virtuosi.
Chiediamo a tutti che venga restituita al popolo Siciliano una Sicilia NORMALE.
Vorrei concludere il mio intervento citando il pensiero di un grande uomo di azione e di pensiero siciliano, Don Luigi Sturzo.
«Il nord si deve persuadere che senza un mezzogiorno industrializzato l’Italia non potrà risorgere. Dall’altro lato tutti i meridionali coscienti debbono comprendere che è loro interesse organizzarsi, prendere iniziative e assumere le responsabilità. »
E noi giovani imprenditori della confindustria siciliana sulla base della celebre fase di Don Luigi Sturzo siamo coscienti delle nostre azioni e ci assumiamo tutte le nostre responsabilità con le iniziative intraprese nei confronti dei 2 grandi mostri che attanagliano il nostro sviluppo socio economico, perché “sogniamo un mezzogiorno sostenibile del 2020 libero da mafia e burocrazia” per dare un futuro migliore ai nostri figli, ai nostri lavoratori, alle nostre imprese e a tutto il popolo siciliano (Italiano) .
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