La regione Sicilia stoppa le trivellazioni nel ragusano

Il blocco delle perforazioni petrolifere in provincia di Ragusa, nell’arco di meno di ventiquattro ore, prima si risolve e poi si complica nuovamente. A fare discutere, adesso, è la decisione presa dal nuovo Soprintendente della provincia di Ragusa Alessandro Ferrara che, dopo aver in un primo momento sbloccato i lavori del pozzo Tresauro, prendendo quindi atto della regolarità della procedura presentata dall’Eni in coerenza con i dettami del piano paesistico, a distanza di poche ore è stato costretto a bloccarne nuovamente l’iter dal governo regionale. Pretesto utilizzato per congelare la questione è quello che l’Eni non avrebbe presentato alcuni documenti a corredo dei lavori da svolgere, ma per le parti sociali e le organizzazioni di categoria del territorio si tratterebbe piuttosto di un veto tutto politico calato dall’altro (vedi Regione) nei confronti di un territorio e una provincia che da oltre 50 anni ha fatto dell’estrazione degli idrocarburi una delle sue principali fonti di ricchezza. Per i sindacati infatti Lombardo pone il veto sul rigassificatore Erg di Priolo e blocca contestualmente gli investimenti di Eni in provincia di Ragusa con il rischio di far sfumare tre miliardi di euro di impieghi economici (a tanto ammontano gli investimenti Erg-Eni-Terna da Messina a Ragusa) con relativa ricaduta negativa non solo dal punto di vista economico ma anche occupazionale. Per il territorio la chiusura del progetto Eni-Edison-Irminio dei campi Tresauro e Cammarana blocca circa 200 Milioni di Euro d’investimenti nel biennio 2010-2012 così, solo per le vicende ragusane di contrada Tresauro, sono a rischio licenziamento 39 unità lavorative di Enimed e circa un centinaio della Pergemine srl, contractor di Eni per le perforazioni. Maestranze, queste, precedentemente impiegate nei lavori di esplorazione di contrada Cammarana e da ricollocare nel progetto Tresauro. I lavoratori di Enimed e di Pergemine hanno già manifestato il proprio dissenso pubblicamente e sono pronti a mettere in campo azioni clamorose di protesta contro il nuovo blocco ai lavori del progetto Tresauro. La paura di uscire in modo definitivo dal mercato del lavoro stabile è infatti sempre più forte.  “Se il Governatore non farà marcia indietro sulla revoca dell’autorizzazione dei lavori di contrada Tresauro – dicono – i lavoratori graveranno, già da domani, sul conto sociale della nostra Regione e dello Stato. Saranno prima cassintegrati, poi licenziati e infine precari a tempo indeterminato, mentre fino oggi, immutabilmente, hanno prodotto e trasferito ricchezza al nostro territorio”.

Stefano Alicata

Autore: Stefano Alicata

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