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Stategie industriali, Fim Cisl Sicilia chiede un coordinamento di comparto per il settore petrolchimico. La denuncia della Cgil di Messina: persi migliaia di posti di lavoro ma la classe politica è autoreferenziale

21 settembre 2010  Elisabetta Raffa

Una regione dove sono assenti le politiche per il lavoro e per le strategie industriali e che è ad un passo dal collasso del settore, mentre la provincia di Messina registra dati drammatici rispetto al crollo dell’occupazione. Sul banco degli imputati il governo nazionale e regionale e la classe politica messinese. La doppia denuncia è della Fim Cisl siciliana e della Cgil di Messina. Durante l’esecutivo regionale dei metalmeccanici cislini convocato ieri in riva allo Stretto, sono emerse le notevoli difficoltà delle imprese siciliane. “Che dipendono non solo dai problemi storici del territorio -sottolinea Salvatore Picciurro, segretario generale della Fim Cisl Sicilia- ma anche dalla mancanza di una seria politica di sviluppo da parte del governo siciliano. In questo contesto riscontriamo che, nonostante la deliberazione finale da parte del CIPE, la Regione Sicilia non ha ricevuto ancora i fondi FAS. Fondi che andrebbero reinvestiti e utilizzati per uno sviluppo concreto del territorio, con la conseguenza di un imminente crollo di tutto il tessuto industriale siciliano”. Secondo l’esecutivo della Fim siciliana, la soluzione per superare l’empasse è la creazione di un coordinamento di comparto: l’unico strumento possibile per analizzare ed affrontare le difficili problematiche del settore petrolchimico a Gela, Milazzo, Priolo e Ragusa. Intanto i dati sull’occupazione presentati dalla Cgil di Messina sono di quelli che fanno riflettere: un milione e 200 mila ore in più di cassa integrazione straordinaria nei primi 7 mesi del 2010 rispetto allo stesso periodi del 2009, 11 mila posti di lavoro eprsi tra il 2007 ed il 2009, millecinquecento posti in meno nel settore scolastico, migliaia di contratti a tempo determinato della pubblica amministrazione che non sono stati rinnovati, tagli pesanti sulle somme destinate agli enti locali, con il conseguente taglio dei servizi ed un il tasso di occupazione nella fascia tra i 25 ed i 34 anni che è sceso al 48% contro una media nazionale del 67,5%. “Mentre il nostro territorio va incontro ad una crisi occupazionale ed economica senza precedenti nel dopoguerra -commenta Lillo Oceano, segretario generale della Cgil di Messina, la politica non programma interventi, non cerca soluzioni e si occupa solo di assegnarsi posti e incarichi e di dividersi compensi. L’incremento delle ore di cassa integrazione è dovuto soprattutto alla crisi del settore industriale, manifatturiero e dei servizi, perché nel settore privato, oltre agli effetti della crisi, le aziende pagano costi che diventano sempre meno sostenibili non solo a causa della criminalità, ma anche per l’assenza e l’inefficienza delle infrastrutture. I tagli del settore pubblico invece, penalizzano il Mezzogiorno due volte: con la perdita netta di migliaia di posti di lavoro e con la cancellazione di tutti quei servizi che servono ai cittadini. Il tutto, nel più assoluto immobilismo delle nostre classi dirigenti”.

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