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Il presidente dell’osservatorio sulla sicurezza nei luoghi di lavoro Vega Engineering, Mauro Rossato. “il piano triennale per il lavoro annunciato quest’estate dal dicastero del welfare in cui viene dato ampio spazio alla tutela dei lavoratori dovrebbe operare anche sulla base del numero e delle incidenze delle vittime registrate nei luoghi di lavoro”

Lavoro sommerso e morti bianche, dati da incrociare

3 settembre 2010 

“Economia sommersa: un’emergenza che non coinvolge solo il Fisco. I lavoratori irregolari, più spesso impiegati in agricoltura e in edilizia, sono maggiormente esposti al rischio infortuni e incidenti mortali. Per questo il piano triennale per il lavoro presentato quest’estate dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, nella lotta alla cosiddetta ‘non – observed economy’ diventa un percorso indispensabile da percorrere”.

A parlare è  Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio sulla Sicurezza di Vega Engineering che mensilmente elabora una dettagliata analisi delle morti bianche nel Paese. Dati che, se incrociati con quelli forniti dall’Istat sul numero degli occupati irregolari nel 2009 – un esercito di circa tre milioni di persone – devono indurre, secondo Rossato, ad un regime di tolleranza zero nei confronti di chi vuole frodare il Fisco.

“Agricoltura ed edilizia secondo l’Istat sono i settori a maggior vocazione sommersa – prosegue il Presidente dell’Osservatorio Vega Engineering – dove si concentrano rispettivamente il 26 per cento e il 24 per cento degli ‘impiegati nascosti”.

Dichiarazioni che giungono purtroppo dalla concretezza delle statistiche. Nei primi sette mesi del 2010, secondo gli esperti di Vega Engineering, sono decedute 308 persone. Il 40 per cento circa ha perso la vita lavorando nei campi, mentre il 25,3 per cento in un cantiere edile.

“Incrociare i dati sul sommerso a quelli che riguardano il numero di morti sul lavoro deve far riflettere le istituzioni – aggiunge l’ingegnere Mauro Rossato – Anche perché sia il fenomeno dell’irregolarità occupazionale che quello dell’infortunistica nei luoghi di lavoro sono sicuramente sottostimati dato, appunto, il loro essere celati e irrintracciabili, dunque, nella loro totalità”.

Far emergere ciò  che vive parassitariamente significherebbe regolarizzare e garantire delle tutele basilari per il lavoratore da quelle previdenziali a quelle assicurative e retributive.

“Il Sud, però, non deve essere l’unica area su cui puntare la lente d’ingrandimento per combattere l’emergenza – spiega ancora il Presidente dell’Osservatorio sulla Sicurezza – Altri dati orientativi potrebbero, infatti, essere quelli che riguardano la graduatoria delle morti bianche e che vedono in testa la Lombardia (48 vittime) e il Veneto (34), con la Puglia (25). Mentre quando si parla di indice di incidenza della mortalità  è il Molise a condurre la classifica (45 su un milione di occupati), seguito da Valle D’Aosta (35,7) e Trentino Alto Adige (30). Ad occupare, poi, quasi metà della graduatoria sono le regioni del Sud. Abruzzo (24,3), Calabria (23,9) , Basilicata (20, 9), Sardegna (20,3) e Puglia (20,2)”.

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