Primo semestre morti bianche. 241 le vittime dall’inizio dell’anno al ‘tragico ritmo’ di 40 vittime al mese..

L’emergenza delle morti bianche nel Paese non s’arresta. E la conferma arriva dal tragico bilancio dei decessi rilevato dall’Osservatorio sulla Sicurezza di Vega Engineering di Mestre attraverso un monitoraggio ed un’elaborazione statistica della situazione in tempo reale.

Stando ai dati rilevati dagli esperti, infatti, sono 241 le persone che hanno perso la vita al lavoro. Una media di 40 morti al mese. Almeno uno al giorno. E a tenere sempre lo sconfortante record è sempre la Lombardia con 37 vittime, seguita dal Veneto (23), dalla Puglia (21) e dalla Sicilia (19). Anche in Campania però non va molto meglio (17 morti). Vicinissimo al podio anche il Lazio con 14 vittime del lavoro. In coda Valle D’Aosta (1), Umbria (2), Basilicata (3),  Molise (4) e Liguria (6).

L’agricoltura il settore più ‘colpito’e ‘colpevole’ del 39 per cento dei decessi e in costante incremento dall’inizio dell’anno. A febbraio si attestava intorno al 26 per cento. A seguire troviamo il settore delle costruzioni (24, 5 per cento), e dai trasporti, compresi magazzinaggi e comunicazioni (10, 4 per cento).

Le cause più frequenti di morte (23, 7 per cento dei casi) sono i ribaltamenti di veicoli e mezzi in movimento. Mentre al secondo posto si trovano le cadute dall’alto (21, 2 per cento). Ma non meno rilevanti sono i decessi provocati dalla caduta dall’alto di oggetti pesanti(12, 4 per cento) e da investimenti di mezzi (10, 8 per cento).

Queste le prime istantanee scattate dagli esperti dell’Osservatorio sulla Sicurezza di Vega Engineering. E l’indagine continua con le fasce d’età maggiormente toccate dall’emergenza e la nazionalità delle vittime.

Si scopre così che il 22, 6 per cento delle morti bianche ha un’età compresa tra i 40 e i 49 anni, il 19, 6 per cento tra i 50 e i 59 anni e il 17, 9  per cento tra i 60 e i 69 anni. “E’ un indicatore importante ed allarmante per chi si occupa di sicurezza – spiega Mauro Rossato, Presidente di Vega Engineering – perché gli incidenti si verificano più spesso nella popolazione adulta, con una professionalità consolidata. E’ evidente, quindi, che la tutela dei lavoratori non deve essere mai posta in secondo piano, soprattutto quando l’esperienza è provata da anni di attività. Troppe certezze spingono, in effetti, a trascurare misure di sicurezza minime, specie in agricoltura e in edilizia”.

Notevole, poi, anche la percentuale di vittime tra chi ha più di 70 anni (16, 1 per cento).

E in questo bilancio non mancano neppure gli stranieri che costituiscono il 7, 5 per cento del totale dei morti sul lavoro nel primo semestre dell’anno. Ancora: su 241 vittime 6 sono donne.

Analizzando infine i morti sul totale della popolazione lavorativa. La situazione peggiore viene registrata in Molise con 36 decessi su un milione di occupati, seguita dalla Calabria (20, 5), dall’Abruzzo (20, 2), dal Trentino Alto Adige (19, 3), dalla Sardegna (18, 6) e dalla Valle D’Aosta (17, 9).

Intanto l’indice di incidenza più basso viene rilevato in Toscana  con 5, 1 decessi su un milione di abitanti. Vicinissima l’Umbria (5, 5), il Lazio (6, 2), il Piemonte (7), l’Emilia Romagna (7, 7). E anche in Lombardia nonostante il record in termini assoluti, l’incidenza è tra le meno elevate e pari a 8, 6.

Autore: Andrea Naselli

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