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Siracusa. Rapporto economia. La provincia tiene, aumenta l’occupazione nel 2009, ma frena la produttività
Un’opportunità di riflessione sull’assetto e sulle tendenze socio economiche del territorio siracusano, questo il senso della pubblicazione del Rapporto sull’Economia 2009 della provincia aretusea, presentato questa mattina dalla Camera di Commercio di Siracusa all’Hotel Des Etrangers et Miramare di Ortigia, e curato dal Dipartimento di Economia e Metodi quantitativi dell’Università degli Studi di Catania, con un pool di ricercatori guidati dal prof. Maurizio Caserta, e dal prof. Carlo Trigilia, Ordinario di Sociologia Economica nella Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze.
Un resoconto che mostra tutte le conseguenze di una crisi profonda del sistema finanziario internazionale sull’economia reale della provincia di Siracusa, con tutto ciò che ne consegue, ma che evidenzia,comunque, uno stato di tenuta rispetto al resto della Sicilia, con addirittura una crescita dell’occupazione nel settore dei servizi, ma con un calo complessivo, ritenuto alquanto preoccupante, della produttività.
«L’analisi dei dati congiunturali – ha detto il presidente della Camera di Commercio di Siracusa, avv. Ivanhoe Lo Bello, aprendo i lavori assieme al segretario generale Roberto Cappellani – ci deve spingere ad una riflessione più profonda sulla struttura economica del nostro territorio e sulla capacità di reazione alle mutevoli condizioni del mercato. Fattori come la capacità di innovare, il capitale umano, l’apertura dei mercati, l’ambiente, sono risorse del territorio e non solamente variabili di osservazione. All’interno di questo quadro – ha proseguito Lo Bello – diventa necessario utilizzare le opportunità offerte dalla crisi attuale per ripulire e riorganizzare un modello economico che non ha subìto, nel tempo, consistenti evoluzioni e che, necessariamente, urge di un rinnovamento strutturale. Non c’è dubbio che l’anali costituisce il primo passo del processo di programmazione della crescita del territorio, esercizio che la Camera di Commercio non compie solo come istituzione ma principalmente come propulsore della crescita, del benessere del territorio, chiamando istituzioni, imprenditori, cittadini, a partecipare al processo di creazione del nostro futuro».
E nel ritenere insufficiente il Piano Strategico della provincia di Siracusa, il presidente Lo Bello, non manca di richiamare la politica a riprendere quel senso di “armonia ed equilibrio”, oggi interrotto, ma che da sempre ha caratterizzato i rapporti ed il dialogo tra le parti, per poter programmare e costruire il futuro dello sviluppo del territorio.
I dati dunque. Fermo restando che la Sicilia e la provincia di Siracusa non sono state immune dalle vicende negative dell’economia globale, in particolare quella europea, si osserva, tuttavia, che la flessione dell’attività economica della provincia di Siracusa è stata inferiore a quella osservata sia in ambito regionale sia in ambito nazionale.
«La caduta della produzione – ha detto il prof. Maurizio Caserta – misurata a valori correnti, è stata nel 2009 solo del 2,9 per cento contro il 3,3 nazionale e il 4,1 regionale. Tale andamento meno pesante nei redditi prodotti trova una corrispondenza nell’andamento dell’occupazione: i tassi di occupazione cresciuti in provincia, mentre si sono ridotti in ambito regionale e nazionale. È cresciuto il tasso di attività – prosegue Caserta – ed è diminuito il numero di persone in cerca di prima occupazione ed il tasso di disoccupazione, contro la tendenza regionale e nazionale. La vitalità delle imprese ha invece segnato il passo essendosi registrato nell’anno esaminato un saldo negativo, soprattutto, a causa della chiusura di molte imprese individuali (differenza tra nate e chiuse nel 2009 – 214). In questo caso la provincia mostra andamenti coerenti con gli ampi regionali e nazionali. C’è da dire però che le imprese siracusane vedono migliorare i loro indici finanziari: il rapporto indebitamento, infatti, è migliorato a fronte del corrispondente valore nazionale che invece è mantenuto stabile. Dove invece la provincia di Siracusa non poteva non subire contraccolpi – sottolinea ancora Caserta – è il commercio internazionale, trattandosi di un territorio con un fortissimo grado di apertura, la flessione della domanda internazionale, si è manifestata con tutta evidenza nell’economia siracusana. Basta guardare i valori dei prodotti petroliferi, dell’ordine del 40 o 50 per cento sia all’importazione che all’esportazione, per accorgersi dell’intensità della crisi mondiale. Il ridimensionamento dei flussi ha riguardato, come era facile aspettarsi, anche il turismo. Gli arrivi sono diminuiti del 5 per cento del 2009, ma sono aumentate le presenze. Diminuiti i viaggiatori stranieri e la loro spesa all’interno del territorio. Qualche elemento positivo viene dal settore dell’innovazione dove nel 2009 vi è stata una crescita delle richieste di brevetti e dal sistema finanziario che mostra un miglioramento di alcuni indici delle sofferenze. La provincia di Siracusa, pertanto, “tiene” – conclude il prof. Maurizio Caserta -
meglio delle altre provincie siciliane, nel panorama della crisi economica. Ciò tuttavia non può nascondere una tendenza sottostante che vede la provincia arretrare rispetto alle altre provincie siciliane, nella capacità di generare redditi. In particolare se si considera il valore
aggiunto per addetto, che rappresenta una misura più adeguata della produttività del sistema locale, si osserva uno dei più forti arretramenti rispetto agli standard nazionali. La provincia perde così circa tre punti percentuali nel periodo 1995-2007, passando dal 95,5 al 92,2 della media nazionale, in un contesto in cui altre provincie hanno migliorato notevolmente. La causa è certamente da riscontrare nella contrazione industriale che da anni interessa la provincia».
In quest’ambito un ruolo importante per il rilancio dell’Economia e il superamento della crisi lo avrà la Pianificazione Strategica d’Area Vasta, frutto del processo di integrazione dei tre Piani Strategici insistenti sul territorio provinciale (Avola, Augusta e Siracusa), che è stata analizzata dal prof. Carlo Trigilia, e che la Camera di Commercio, insieme alla Provincia Regionale, ha il compito di coordinare.
E in questo senso la Camera di Commercio ha promosso un Protocollo d’intesa con la Provincia e i tre Comuni dei Piani. Il Protocollo prevede il coordinamento nella stesura dei Piani, valendosi in particolare di un Comitato Tecnico Scientifico incaricato di redigere un piano strategico di livello provinciale. E’ stato inoltre previsto il coordinamento con i lavori del Piano Territoriale Provinciale. I lavori per la redazione dei Piani strategici sono iniziati nel Gennaio 2009 e sono giunti alla fase conclusiva, anche se i Piani sub-provinciale e quello provinciale devono ancora essere conclusi e approvati.
Per redigere il Piano, il prof. Trigilia, ricorda come si sia partiti dal modello di sviluppo avviato negli anni ’50, con il polo petrolchimico, che ha fatto di Siracusa una delle aree più dinamiche del Mezzogiorno (nel 1970 prima provincia del Mezzogiorno per reddito procapite). Accanto all’industria, crescono il commercio e l’ edilizia, per il forte incremento di popolazione. E così l’andamento dell’economia della provincia dipende dalle dinamiche del settore petrolchimico e si differenzia dall’andamento regionale e nazionale
Più industria e meno pubblica amministrazione nella formazione del reddito e nell’occupazione rispetto a altre province siciliane.
«Dagli anni ’70 le difficoltà del settore petrolchimico – aggiunge il prof. Trigilia – hanno determinato un rallentamento dello sviluppo, per cui si allarga il divario con la media italiana. Infine, la globalizzazione che mette in crisi il vecchio modello, ma crea anche delle opportunità. Crea maggiori spazi per attività che si basano su innovazione e qualità – e quindi si sottraggono alla concorrenza di costo per i quali cresce la domanda; crea maggiori spazi anche per la valorizzazione di ‘beni immobili’ legati all’ambiente e al patrimonio storico-artistico, per i quali cresca anche la domanda da parte di nuovi consumatori istruiti e con redditi più alti.
La provincia di Siracusa si trova, comunque – prosegue Triglia - in una condizione potenziale particolarmente favorevole rispetto alle nuove opportunità perché ha un polo industriale che può muoversi verso nuove specializzazioni legate all’innovazione perché ha altri settori per produzioni di qualità: in particolare l’agricoltura e in prospettiva l’agroindustria, perché ha un patrimonio ambientale e storico-artistico di notevole valore, in chiave comparata, per una crescita del turismo di qualità. Finora alcune potenzialità si sono concretizzate in modo spontaneo sotto la spinta della domanda esterna, ad iniziare dalla trasformazione del polo industriale verso un polo energetico e crescita di parti del vecchio indotto (meccanica); la crescita dell’agricoltura di qualità; crescita del turismo. Nonostante il declino, il peso del polo industriale è ancora prevalente in termini di reddito (il peso dell’industria in senso stretto sul valore aggiunto 16,2% è di maggiore di quello siciliano 11,4 e del mezzogiorno 14% e vicino al dato nazionale 21%). Ma anche per quanto riguarda l’occupazione: la quota di addetti nel manifatturiero sul totale a Siracusa (27,4%) è di gran lunga superiore di quella della Sicilia (19%) e molto vicina al dato nazionale (32%). Infine, l’export: le esportazioni di Siracusa rappresentano il 72% dell’export totale della Sicilia e il 15% del Mezzogiorno. Si aprono dunque nuove opportunità che guardano al futuro: specializzazione nel settore energetico e importanza crescente delle energie pulite (solare); diversificazione in altri settori all’interno del manifatturiero (macchine, metalli, mezzi di trasporto, plastica, agroindustria); il settore agricolo ha un peso rilevante sul valore aggiunto della provincia, superiore alla media regionale, nazionale e del Sud, con punti di forza che riguardano la produzioni di qualità ad elevato valore aggiunto (prodotti in serra) e per la presenza diffusa di prodotti di eccellenza e marchi di qualità (DOC e IGP), con un potenziale di domanda internazionale in crescita.
Grandi potenzialità del patrimonio ambientale e storico-artistico provinciale, ma utilizzate ancora in misura molto ridotta. Siracusa conta per l’8% dei flussi turistici della Sicilia ( 5% del totale nazionale), e fa registrare segnali di dinamismo». Se dunque si evidenziano punti di forza, Trigilia, da studioso, non dimentica i punti di debolezza, su cui bisognerà lavorare ed intervenire, ad iniziare dalla restrizioni dal lato dell’offerta, la riduzione della permanenza media dei turisti; la scarsa capacità di catturare la domanda potenziale.
«Rafforzare in modo intelligente e consapevole la plurispecializzazione – riprende – è apparso come l’obiettivo primario nel percorso di pianificazione strategica. E in questo la
Camera di Commercio di Siracusa può giocare un ruolo di stimolo e promozione importante, sia per la messa appunto degli assi strategici, che per mettere a fuoco gli interventi nel territorio, che gli obiettivi. La pianificazione strategica può riuscire a far fare un salto di qualità allo sviluppo locale. Sono però necessarie alcune condizioni – conclude il prof. Trigilia – come il promuovere un coordinamento efficace tra soggetti pubblici e privati locali per selezionare gli interventi e accompagnarne la rapida realizzazione; l’istituzione di un Comitato di Coordinamento Provinciale con un ruolo di attivatore e facilitatore della Camera di Commercio; evitare di non puntare soltanto su finanziamenti pubblici, ma anche su finanziamenti privati e cofinanziamenti di progetti innovativi e su interventi regolativi efficaci dei soggetti pubblici (c’è un grande spazio); e accrescere la cooperazione tra soggetti privati come risorsa per produrre collettivi e servizi che non sono necessariamente costosi e che non richiedono necessariamente un finanziamento o un sostegno pubblico».
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