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Nel comune più povero le tasse più alte d’Italia
Per il Sole 24 ore il Comune di Agrigento è tra i più poveri d’Italia, assieme a Enna e Villacidro (comune sardo di 15 mila abitanti). Vero è che si è alle prese con i tagli alla spesa, con una carenza di flussi di risorse dallo Stato e dalla Regione, e che si deve fare i conti con il patto di stabilità. Ma è anche vero che la gran parte dei cittadini paga le tasse comunali per avere servizi. E più le casse comunali saranno povere e più carenti saranno i i servizi comunali.
Secondo Alfonso Scanio presidente di Adiconsum Agrigento, “la situazione è semplice nella sua drammaticità”.
“Gli agrigentini – afferma Scanio – sono vessati da miriadi di tasse, con scadenze anche coincidenti, e dalle azioni di recupero crediti, attuate dalle società incaricate dal Comune. Inpa e Aipa hanno lo scopo di incamerare il più possibile delle risorse. E’ per questo che partono le cosiddette cartelle pazze, contro cui il cittadino che ha pagato deve difendersi. Ad Adiconsum si sono rivolte persone che avevano già pagato o utenti a cui viene chiesto di applicare alle vecchie bollette una rivalutazione di rendita catastale di epoca successiva, e che quindi non poteva essere richiesta. Viene applicata anche una sanzione per l’omessa denuncia per un periodo in cui la stessa rivalutazione non era in vigore. Abbiamo presentato ricorsi collettivi cumulativi e stiamo aspettando che la commissione tributaria si esprima. La tarsu 2004 presenta diversi punti di illegittimità. Tante sono le motivazioni che la rendono tale: decadenza dal potere impositivo perché l’avviso di accertamento per l’anno 2004 doveva essere emesso entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di denuncia; mancanza di motivazione perché all’atto doveva essere allegata la circolare o, comunque, doveva essere riprodotto il contenuto essenziale della stessa. l’art. 1 comma 340 della legge finanziaria per il 2005, che consente ai comuni di accertare d’ufficio le superfici imponibili della base delle risultanze catastali trova applicazione a partire dall’anno d’imposta 2005; non può essere chiesto al contribuente di applicare nel 2004 una circolare del 2005; se la Commissione tributaria, come speriamo, ci darà ragione, dovrà essere attuato dal Comune il rimborso della Tarsu del 2004 già indebitamente versata dai cittadini”.
- Ma il Comune è già povero…
“I cittadini, a fronte di quanto versano alle casse comunali non ottengono servizi sufficienti: abbiamo l’acqua più schifosa di qualità e con turni che ben conosciamo, ma paghiamo il prezzo più alto d’Italia. Il sindaco uscente, Piazza, determinò delle tariffe suddividendole su tre fasce di consumo. Il Comune avrebbe dovuto comunicare i consumi al 31 marzo 2008. Ciò non è mai avvenuto, anche per carenza di personale per fare una operazione del genere. Le letture comunicate alla società Girgenti Acque si riferiscono a un periodo di 20 mesi, dal 1 aprile 2008 al novembre 2009. L’elaborazione di questi dati, porta a cifre esorbitanti”.
- - Come intende intervenire l’Adiconsum?
“Stiamo valutando con i nostri uffici legali di presentare denuncia alla Procura della Repubblica. Tra l’altro in zone prive di depuratori, come Fiume Naro e Cannatello, vengono inseriti costi di depurazione. A fronte di questo aumento di costi l’unico risultato evidente non è stato un miglioramento del servizio, ma un aumento di assunzioni nelle strutture per il servizio idrico e quello dei rifiuti. Di contro, i cittadini sono andati incontro ad una marea di disservizi”.
- - Il Comune deve fare cassa, e i cittadini come reagiscono?
“Sono situazioni che mettono in difficoltà le famiglie, soprattutto in questo periodo di crisi e di mancanza di lavoro, che costringono a rivolgersi alle banche, e quando ciò è ormai impossibile, perché sono state chiuse le porte, ecco che l’unica strada possibile diventa l’usura. Noi gestiamo come Adiconsum un fondo di prevenzione usura. A giorni divulgheremo una guida per l’utilizzo più razionale del denaro, diamo suggerimenti sui prodotti finanziari, sulle modalità di firmare un contratto, faremo degli incontri tra i giovani, nele università, per far comprendere l’importanza di un buon utilizzo del denaro e difendersi anche dalle bollette pazze”.
Se per i costi dell’acqua quello di Agrigento è un record, non va meglio se si dà uno sguardo a quanto paga Agrigento per la Tariffa di igiene ambientale. La città dei templi è seconda dopo Roma. Per il raggruppamento di imprese che si occupano del servizio di raccolta dei rifiuti, le cause di questo costo così elevato sono ben chiare.
“Noi abbiamo in appalto lo stesso servizio in provincia di Varese per una ventina di comuni – spiega Giancarlo Alongi in rappresentanza del raggruppamento – per complessivi 80 mila abitanti. Riusciamo a svolgere il servizio con 24 addetti e nel contratto non é previsto lo spazzamento delle strade. Intanto perché essuno le sporca. Inoltre la raccolta differenziata funziona, ed è pari al 75 per cento del totale dei rifiuti prodotti. Il rimanente 25 per centro va a finire ad un impianto per la produzione di combustile. L’utenza é soddisfatta del servizio e paga costi inferiori a quelli di Agrigento”.
E ad Agrigento, invece?
“Su un bacino d’utenza di circa 190 mila abitanti, abbiamo bisogno di 380 dipendenti, dei quali 60 sono addetti allo spazzamento della sola città di Agrigento. I costi, comè ovvio, ricadono sulla bolletta».
- E qual può essere la soluzione?
“Bisognerebbe avere una cultura diversa. Le strade siamo costretti a spazzarle o diventano ricolme di rifiuti. La gente dovrebbe capire che sporcando le strade si accrescono i costi del servizio. I Comuni dovrebbero attuare delle serie campagne per promuovere il rispetto dell’ambiente e i vigili urbani dovrebbero essere inflessibili nel sanzionare quanti imbrattano le strade”.
Anna Maria Scicolone
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