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Con un investimento complessivo di 770 mln, di cui 320 pubblici, lo stabilimento di Catania darà lavoro a circa 1.400 addetti. Ma una parte proverrà dalla smobilitazione del Modulo 6 della St. alla presentazione a Palermo presente il numero uno di Sharp, Machida

Pannelli solari dal 2011 prima produzione. Sharp, Enel ed St presentano progetto

22 gennaio 2010  Antonio Schembri

sharpDal 2011 la Sicilia potrà  giocare un ruolo centrale nel mercato internazionale dell’energia solare. Dopo gli scossoni della crisi internazionale che l’anno scorso ne hanno bloccato l’iter di realizzazione, il progetto della più grande fabbrica italiana e, in prospettiva, d’Europa, di pannelli fotovoltaici è finalmente pronto a partire.

Grazie all’intesa tra Sharp, Enel Green Power e St Microelectronics, la struttura verrà sviluppata a Catania, nel cuore della cosiddetta Etna Valley. Area “eletta”, saranno i 24 ettari occupati dagli edifici del sito “M6” della St: ovvero il modulo produttivo su cui, dal 2001, l’azienda italo-francese, tra i più grandi produttori mondiali di componenti elettronici, ha incentrato il suo rilancio, impegnando molte risorse pubbliche e prospettando la creazione di 500 nuovi posti di lavoro. Un’aspettativa, questa, sfumata nel corso degli ultimi anni, con la conseguenza di una crescente migrazione di giovani ingegneri verso aziende del nord, se non straniere.

Adesso la svolta è possibile. E si basa sulla particolare posizione nel Mediterraneo della Sicilia, tra i territori più irraggiati nell’intero Bacino e potenziale snodo strategico nel mezzo del vasto ambito geografico che comprende i mercati di Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Il progetto della nuova centrale produttiva, che verrà ultimato nel 2014, è stato presentato ieri a Palazzo d’Orleans, alla presenza dei vertici delle 3 multinazionali e del presidente della regione.

Il piano si divide in due fasi.

Spiega Francesco Starace, presidente di Enel Green Power: “Il primo step del progetto, che verrà attuato mediante una joint venture fra le 3 multinazionali, prevede un investimento di 320 milioni di euro con cui sarà avviata a una centrale capace di produrre pannelli fotovoltaici per una potenza di 160 megawatt”. Sul fronte occupazionale, questo primo livello di produzione assorbirà 250 unità lavorative interne. Numero che, con gli occupati dell’indotto, arriverà a 500 nuovi posti di lavoro, e che, con l’aggiunta della manodopera (per lo più locale) necessaria a edificare la fabbrica, dovrebbe attestarsi complessivamente intorno alle 700 unità, tra impiegati diretti e indiretti.

Questa fase iniziale dell’operazione verrà finanziata attraverso una combinazione di capitali privati e pubblici. Più in dettaglio, è previsto un investimento di 70 milioni di euro da parte di ciascuno dei 3 partner, mentre il resto del capitale da una parte verrà conferito da una cordata di almeno 3 banche con la formula del project financing e dall’altra si attingerà dalle risorse pubbliche erogate dal ministero dello sviluppo economico: una cifra che dovrebbe attestarsi sui 70milioni, ma il cui ammontare finale verrà rimodulato dal Cipe.

La seconda fase del piano, che prevede una joint venture soltanto tra Enel e Sharp, punta invece a un’espansione delle dimensioni della fabbrica e della sua capacità produttiva. “Con un ulteriore investimento di 450milioni di euro, il processo produttivo sfornerà pannelli per altri 300 megawatt e assorbirà almeno altri 450 addetti”, specifica Carmelo Papa, vice presidente esecutivo della St Microelectronics. Conti alla mano, ai arriverebbe così a 770 milioni di investimento complessivo, a poco meno di mezzo gigawatt (500 megawatt) di energia effettivamente prodotta e a 700 occupati diretti. Saranno altrettanti gli occupati dell’indotto. “L’obiettivo è di raggiungere un rapporto di parità tra lavoratori interni alla struttura e esterni, cioè attivi nella vasta quantità di ambiti che rendono possibile il funzionamento di una fabbrica di questo tipo”, aggiunge Papa. Inoltre i successivi interventi d’ampliamento della fabbrica, faranno posto a ulteriori 500 addetti”.

Permangono però i dubbi su quanta parte dei posti di lavoro annunciati siano effettivamente “nuovi”. Di certo, nel novero delle occupazioni che verranno generate dall’intesa, una parte verrà dedicata a riassorbire la manodopera qualificata già impiegata presso la St Microelectronics e, con la crisi dell’ultimo anno e mezzo, a rischio esubero (nel secondo trimestre del 2009 2200 persone nel sito di Catania hanno effettuato 220.000 ore di cassa integrazione).

“In un’operazione di questo genere è inevitabile che mansioni di alta specializzazione tecnica prevedano il riutilizzo di parte di quelle risorse umane”, dice Papa.

Resta ancora da stabilire con i sindacati la proporzione tra i reimpieghi dei lavoratori della St nel “solare” e le effettive nuove assunzioni. “Un nodo che dovrebbe essere sciolto entro la fine di gennaio”, dice Papa.

L’operazione Enel Sharp rappresenta un importante passo in avanti, soprattutto in termini di innovazione tecnologica. Il nuovo modello di pannelli solari che la cordata Sharp – Enel – STM introdurrà nel mercato delle energie rinnovabili, si basa infatti sulla tecnologia cosiddetta “a tripla giunzione” e a “film sottile”, di cui la multinazionale di Osaka è pioniera.

“In pratica, illustra il numero uno della Sharp Katsuhiko Machida, i moduli che costruiremo anche per il mercato europeo adottano celle ultrasottili che utilizzano quantità di silicio molto ridotte”. Questa nuova tecnologia, continua Machida, consiste nel deposito del silicio direttamente sulla superficie in vetro: una soluzione che consente di limitare la quantità di questo materiale appena all’1% di quello tradizionalmente utilizzato per convertire le radiazioni elettromagnetiche del sole in elettricità”.

I vantaggi sono tanti, a cominciare da quello di non dover più dipendere dai continui aumenti di prezzo del silicio. “La produzione di elettricità, conclude il Ceo della Sharp, è, e deve essere, legata solo a problematiche di tipo infrastrutturale e non assoggettarsi all’andamento dei prezzi del silicio”.

Antonio Schembri

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