Sulla Fiat si accende lo scontro istituzionale e sindacale

raffaele lombardo 

L’Assemblea regionale siciliana ha approvato all’unanimita’ l’ordine del giorno unitario, presentato dai cinque gruppi parlamentari presenti a Sala d’Ercole, che impegna il governo regionale “a richiedere la convocazione di un Consiglio dei Ministri con la presenza del Presidente della Regione” con l’obiettivo di salvaguardare lo stabilimento Fiat di Termini

Imerese.  Il documento, inoltre, impegna il Governo regionale “a convocare immediatamente un tavolo di trattative con la Fiat e con le organizzazioni sindacali, e a non concedere alcuna forma di incentivo alla produzione Fiat in assenza di una revisione dell’atteggiamento assunto dall’attuale management”.  La votazione dell’Aula arriva al termine di una giornata caratterizzata dallo sciopero di otto ore degli operai di Termini Imerese che sono scesi in piazza contro la decisione del Lingotto di non produrre piu’ auto in Sicilia a partire dal 2012.

“Chiedero’ al premier Berlusconi, per iscritto, che il tema di Termini Imerese venga affrontato in sede di Consiglio dei ministri”. Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, a margine della presentazione del nuovo esecutivo regionale all’Ars.

Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha convocato per il giorno 29 gennaio prossimo il Tavolo dell’Auto per discutere del futuro di Termini Imerese. Nei giorni scorsi il ministro ha nominato una Task force tecnica, presieduta dal capo dipartimento Impresa e Internazionalizzazione Giuseppe Tripoli, che sta lavorando in stretto raccordo con la Regione Siciliana, con il compito di analizzare la situazione dello stabilimento e valutare le diverse proposte di utilizzo del polo industriale, sulla base dei contatti che i dirigenti del ministero hanno avuto nelle settimane scorse con imprese e soggetti potenzialmente interessati. Nei prossimi giorni la Task force avra’ incontri con la Fiat e con altre realta’ imprenditoriali nazionali e straniere.

“Resto convinto che Termini Imerese debba rimanere un polo industriale e che possa continuare a operare nell’ambito dell’automotive – ha detto Scajola – Stiamo lavorando con Fiat e con  gli altri possibili soggetti interessati per garantire un futuro a un’area che ha a disposizione risorse umane qualificate e che puo’ contare sul sostegno gia’ espresso del Governo e della Regione Siciliana per aumentare le dotazioni infrastrutturali e per accompagnare le eventuali ristrutturazioni”. L’altro ieri il ministro ha anche inviato una lettera al neo commissariob europeo per l’Industria Antonio Tajani, al quale ha sollecitato la convocazione di una riunione dei ministri dell’Industria europei sulla situazione del settore automobilistico per analizzare l’andamento del mercato, la situazione degli incentivi nazionali all’acquisto di vetture e gli interventi di sostegno diretto ad imprese automobilistiche messi in atto da alcuni Paesi, che rischiano di distorcere la concorrenza all’interno del Mercato unico.

“Credo vada sottolineato che lo sciopero che i sindacati dei metalmeccanici hanno proclamato oggi unitariamente non riguarda solo gli stabilimenti auto, ma l’intero Gruppo Fiat, compresi anche veicoli industriali, macchine agricole e movimento terra, componentistica. Lo sciopero e’ stato quindi fissato per il 3 febbraio, perche’ un’iniziativa di lotta di queste dimensioni va preparata con assemblee in tutti gli stabilimenti del Gruppo”.  Lo afferma il segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini. “L’Ad del Gruppo Fiat, Marchionne, continua a rilasciare dichiarazioni relative alle sue intenzioni di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese. A lui – prosegue – rispondiamo con questo sciopero. Ma va anche detto che l’iniziativa di lotta non riguarda solo la questione di Termini Imerese ma anche quelle di Pomigliano e, piu’ in generale, la situazione del Gruppo, a partire dalle pessime relazioni che l’azienda ha stabilito con i sindacati”. “La Fiat si comporta con noi come una multinazional americana che ci comunica decisioni gia’ assunte. A cio’ si aggiunga che l’azienda non ha fin qui tirato fuori di suo un solo euro per sostenere i redditi dei lavoratori falcidiati da periodi sempre piu’ lunghi di ricorso alla Cassa integrazione”. Per Rinaldini “in Italia non esiste una situazione di sovracapacita’ produttiva. E’ quindi del tutto evidente che non si puo’ pensare di chiudere nessuno stabilimento nel nostro Paese”.

Autore: Economia Sicilia

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