Per l’economista Vincenzo Fazio necessari 6 piani per la pesca

La ripresa del settore pesca ruota attorno a 6 piani d’azione. A proporli è l’economista Vincenzo Fazio, componente dell’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo e tra gli estensori del rapporto annuale commissionato dalla regione siciliana.

“Occorre puntare, dice, su una politica delle alleanze basata su progetti e iniziative specifiche. Quella attivata da settembre tra il distretto della pesca industriale di Mazara del Vallo e l’Egitto (il cui primo trimestre di sperimentazione a bordo dei motopesca siciliani si concluderà prima di Natale, ndr)  è un primo importante esempio. Ma tante altre azioni possono contribuire con efficacia al rilancio della pesca nel Bacino e allo sviluppo dell’acquacoltura”.

Va poi posta maggiore attenzione alla politica delle reti. “Fare rete, continua Fazio, significa raccordare tutti gli anelli di una catena produttiva complessa come la pesca, dove le problematiche logistiche dell’attività marina sono connesse a quelle della commercializzazione dei prodotti ittici e della ricerca scientifica”.

Terza area di intervento è la competitività: “L’internazionalizzazione delle imprese richiede infatti la capacità di agire nel mercato riuscendo a soddisfare i bisogni da questo espressi, mantenendo costi di produzione compatibili con la redditività delle aziende”.

Decisiva è poi l’integrazione tra le attività marine con quelle terrestri. Altrettanto fondamentale, secondo lo studioso, è la semplificazione del quadro burocratico, fiscale e normativo. In un’ottica di dialogo tra i paesi del mediterraneo, infine , è strategica l’integrazione tra finanza islamica e finanza occidentale. “Si tratta di trarre da sistema creditizio dei paesi nordafricani e mediorientali il principio secondo il quale il profitto che si ottiene da un progetto è in funzione del risultato effettivamente raggiunto da questo e di come questo risultato risulti utile a tutti gli operatori della pesca. Cosa molto diversa, quindi, dal mero trasferimento di risorse a un’impresa. 

Ma , conclude Fazio “occorre investire sul rilancio della cultura del mare, come espressione di libertà e di ricerca dell’altro”. Non si deve guardare a questi “passaggi” come a esperienze soltanto possibili e distinte, bensì come a strade necessarie da percorrere nello stesso tempo. Se queste linee strategiche non verranno imboccate, il mare, non solo il Mediterraneo, anziché unire, dividerà”.

Autore: Antonio Schembri

Condividi questo articolo su
WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com