La Sicilia dei buoni sapori riparte dagli alberghi

Nemo propheta in patria. Per la maggior parte delle aziende agroalimentari siciliane sembra essere questa la regola che identifica la capacità, peraltro solo da pochi produttori espressa in linea con le loro reali potenzialità commerciali, di vendere i prodotti d’eccellenza fuori dai confini regionali, senza però riuscire a piazzarli con successo in Sicilia. Lo testimoniano i tavoli imbanditi per la prima colazione negli alberghi di ogni categoria a Taormina come a Palermo, Cefalù o Siracusa, sui quali è difficile, se non impossibile, che l’ospite non legga sulle etichette dei prodotti più consumati, indirizzi del centro nord o addirittura stranieri: il latte che proviene dal Trentino, il burro emiliano, il miele importato da altre regioni e le marmellate confezionate da qualche grossa multinazionale. Addirittura il pane, della cui lavorazione i siciliani sono maestri, acquistato da produttori di altre regioni.

Promuovere la Sicilia dei buoni sapori attraverso marchi convincenti, che evochino i valori del territorio, è un’esigenza diventata impellente: ne va della futura sopravvivenza di molte aziende. A  questo obiettivo mira “About Sicily green way”, il nuovo marchio coniato dal gruppo Rheas Progetti e Nuove Energie e dall’agenzia di comunicazione Aryadeva, con il sostegno della presidenza della regione e dell’assessorato all’Agricoltura, che in questi giorni (fino a domenica) viene presentato all’hotel Palace di Mondello con una manifestazione che avrà il clou domani, alle 19,30, con un meeting introduttivo e, a seguire, un pranzo a inviti in cui si assaggeranno soprattutto innovativi piatti a base di carne. “Lo scopo della manifestazione è far incontrare le aziende agroalimentari siciliane con gli imprenditori del turismo e, in particolare, gli albergatori,  spiega il presidente di Rheas, Giovanni Landino. E’ un’occasione importante per dialogare e stringere accordi commerciali idonei a promuovere il Made in Sicily e a fare da volano a uno sviluppo ragionato e ecosostenibile”.

L’iniziativa coinvolge Federalberghi Sicilia, i Consorzi di Tutela e il Club Papillon, l’associazione nazionale che punta a riscoprire la cultura popolare attraverso il gusto, oggi forte di 6.000 soci nelle principali regioni italiane.

“Gli approvvigionamenti degli alberghi hanno ancora pochissimo di siciliano e il poco che c’è viene pagato ai produttori a prezzi assai bassi”, riprende Landino. Partendo da questo responso, ottenuto da un’apposita indagine territoriale sul sistema turistico siciliano, vogliamo adesso individuare quelle produzioni che potrebbero innescare sinergie con il sistema alberghiero e, attraverso questo, imporsi con il loro gusto tra i visitatori della Sicilia”.  

Gli alberghi, insomma, come finestre strategiche per far  conoscere il meglio della produzione alimentare dell’Isola. Senza trascurare il fatto che in Sicilia di imprese che si distinguono per la qualità dei loro prodotti se ne contano molte. Non è quindi più ammissibile, questo il messaggio dell’iniziativa, che queste realtà produttive, alcune delle quali tutt’altro che piccole e con ridotti volumi di produzione, e il mondo degli alberghi rimangano mondi paralleli che non si incontrano.

Tra i prodotti che verranno presentati domani, la parte principale spetta alla carne bovina, una delle eccellenze siciliane da valorizzare nel mercato. A questo scopo mira l’azione del consorzio di ricerca Carni di Sicilia, l’organismo istituito nel 2001 dalla regione, che raggruppa attualmente 9 consorzi della filiera della carne bovina,  per un totale di 150 allevamenti e 50 punti vendita. “La chiave per presentarsi nei mercati con maggiore competitività sta nel valorizzare prodotti come la carne bovina siciliana assicurando al consumatore la tracciabilità del prodotto e la certificazione della sua qualità, dice il presidente Vincenzo Chiofalo, preside della facoltà di medicina veterinaria all’università di Messina. “La carne bovina siciliana conta alcuni esempi di eccellenza, come quella della razza “cinisara”, ossia i bovini di media stazza e manto nero, che rappresentano un ecotipo specifico delle campagne palermitane comprese tra Partitico e Cinisi e forniscono latte e soprattutto carni di qualità così elevata da competere con quelle più celebri degli angus scozzesi”. Tra le novità della manifestazione, anche alcune specialità a base di carne di bufala, come uno speciale salame preparato con l’aggiunta di grasso di suino nero dei Nebrodi. Sulla valorizzazione della carne bufalina in Sicilia si sta già muovendo qualcosa: 3 settimane fa, infatti, è nato il Consib, il consorzio siciliano per la valorizzazione di questo prodotto dell’allevamento.

Da gennaio, inoltre, aggiunge Chiofalo “partirà il progetto “zootecnia della carne”. Questa iniziativa, spiega “permetterà la diffusione tra i menu e le vaschette che contengono i prodotti di codici a barre, leggibili con telefoni cellulari abilitati. In questo modo sarà possibile leggere l’esatta origine di ciò che ci si accinge a mangiare semplicemente puntando il telefonino sul codice. Oltre alle indicazioni sul luogo in cui il capo è stato allevato e la data della sua macellazione, sul display appariranno anche suggerimenti di gustosi manicaretti di carne, rappresentati con tanto di fotografie.

Autore: Antonio Schembri

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