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Vini etnei nuova primavera
“L’Etna vive una nuova primavera”. Lo asserisce Marco Nicolosi Asmundo, imprenditore ventinovenne alla guida dell’azienda vinicola di famiglia, Barone di Villagrande. In tempi di crisi economica, pare che il vino etneo sia stato riscoperto.
In che senso?
“Era poco compreso. Si era più abituati a vini marmellatosi, più morbidi. I vini dell’Etna sono invece meno alcolici, hanno maggiore acidità, un estratto più elevato e una maggiore predisposizione all’invecchiamento. E’ un vino da pasto riconoscibilissimo”.
A cosa si deve dunque la riscoperta di questi vini?
“Al fatto che la gente si è stancata di vini marmellatosi. Molti imprenditori hanno fiutato l’affare e hanno investito sull’Etna”.
Qualche esempio?
“Basti pensare all’ex leader dei Simply Red, o ai Salaparuta. Ma si potrebbero fare tanti esempi”.
Quanto si estende la coltivazione etnea?
“Parliamo di 580 ettari. Oggi è un territorio non molto esteso, in passato lo era molto di più, molti vigneti negli anni sono stati abbandonati, poi ripresi. Prima della I guerra mondiale l’Etna era un unico grande vigneto. Dal secondo dopoguerra c’è stato un arresto dovuto anche al costo lievitato della manodopera. Da noi c’è la viticoltura a terrazze che difficilmente può essere meccanizzata, quindi i costi di gestione aumentano”.
Che ne pensa della coltivazione ad alberello?
“Credo che sia obsoleta ma va salvaguardata perché preziosa”.
La sua azienda produce circa 100.000 bottiglie di vino all’anno. Il vostro fatturato ha avuto inflessioni negli ultimi anni?
“Negli ultimi quattro anni si è mantenuto stabile”.
La sua azienda, tra l’altro, ha deciso di investire anche nel settore turismo.
“Sì. Nel 2002 abbiamo ristrutturato la cantina e comprato nuove attrezzature. C’è la sala degustazione e la possibilità di visitare l’azienda. Abbiamo anche dovuto fare dei lavori in conseguenza dei danni provocati dal terremoto per i quali abbiamo ottenuto dei finanziamenti, non ancora del tutto erogati”.
Che mercato hanno i vostri vini?
“In ambito locale abbiamo una nostra linea di distribuzione. Ci sono rappresentanti plurimandatari che ci permettono di inserirci nel mercato siciliano, in modo particolare nelle province di Catania, Palermo, Siracusa e Ragusa, e italiano in genere. Ma abbiamo contatti con importatori negli Stati Uniti d’America, in Giappone, in Francia, in Svizzera e in Norvegia e speriamo di fare il nostro ingresso anche in Inghilterra”.
Qual è il mercato internazionale più ostico?
“Sicuramente la Francia, un Paese che ha una grande produzione vinicola. Ma ci sono molti italiani all’estero che prediligono il prodotto italiano”.
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Tags: catania, distribuzione, finanziamenti, palermo, por, ragusa, siracusa Scritto in Senza categoria | Commenti disabilitati














