Agripower Sicilia ai nastri di partenza

Un modello di filiera agroenergetica sostenibile, finalizzato ad attivare, partendo dal settore agricolo siciliano, un sistema di compartecipazione per produrre fonti energetiche rinnovabili: dalle biomasse ai biocombustibili ai biogas. Il progetto, promosso dall’Università di Messina in collaborazione con Confindustria Catania e alcune confederazioni agricole, come Confagricoltura, Cia e Coagri, si inquadra in particolare nell’ambito dello sviluppo energetico legato alla cogenerazione, la tecnologia con cui è possibile produrre contemporaneamente energia elettrica o meccanica e energia termica, mediante sistemi integrati che utilizzano un’unica fonte, fossile o rinnovabile.

Presentata per la prima volta all’inizio dell’estate nel corso di Cogena in Tour, la serie di convegni organizzati da Cogena, l’associazione nazionale per la promozione della cogenerazione e dal gruppo Sole24Ore Business Media, l’idea attende adesso, in linea con i dettami del Piano energetico e ambientale della regione, di concretizzarsi nelle prime specifiche sperimentazioni nel territorio dell’Isola. Si tratterà in pratica di  individuare le colture più idonee a pilotare il progetto di filiera verso i primi risultati produttivi. Operazione, questa, che dovrà essere avviata, così come chiesto dalla stessa Cogena, mediante uno specifico tavolo tecnico alla Regione.

 “Lo scopo del progetto è superare la tradizionale contrapposizione tra coltivatori e industriali, confinati nei rispettivi, e tradizionalmente non comunicanti, ruoli di conferitori di materia prima e di soggetti incaricati di trasformarla”, spiega Giorgio Grasso, docente di informatica applicata all’ateneo dello Stretto e promotore dell’idea.

Fino a oggi, questa situazione ha creato problemi per entrambi i soggetti, in relazione alle oscillazioni dei prezzi di mercato delle materie prime, causate da fattori climatici, più o meno ciclici, e dalle condizioni dei suoli sfruttati per l’agricoltura. Ad aggravare le condizioni di reddito soprattutto degli agricoltori c’è poi la competizione con i paesi emergenti, che riescono a piazzare i loro prodotti agricoli, sia alimentari che destinati allo sfruttamento energetico, a prezzi sempre più bassi. 

“Per questo la soluzione che proponiamo punta ad avviare un sistema di compartecipazione a reddito di filiera”, continua Grasso.

Questo modello di cooperazione si basa in particolare su due soggetti: l’Agroenergie Sicilia, cooperativa a responsabilità limitata, costituita di recente che già raccoglie lotti coltivati per circa 2mila ettari, tra i territori di Catania, Palermo e Agrigento; e la Agripower Sicilia, la holding, di prossima costituzione, che raggrupperà i proprietari degli impianti di trasformazione e che, una volta attivata (il via è atteso entro la fine del 2009) gestirà l’intera filiera”.

Attraverso la Agroenergie, gli agricoltori potranno partecipare agli investimenti delle imprese industriali: “seppur attraverso una quota minoritaria, divengono infatti comproprietari del capitale di investimento, riprende il docente.  “In questo modo il reddito di filiera rimane costante, mentre ciò che varia è la ripartizione dello stesso tra chi conferisce e chi trasforma la materia prima”. Si attiva, insomma, un circolo virtuoso in cui il conferitore che partecipa all’attività di trasformazione avrà la possibilità, qualora il suo reddito diminuisca per le cause suddette, di recuperare le perdite  partecipando al maggior margine ottenuto dall’attività di trasformazione: perché in questi casi chi possiede l’impianto acquista la materia prima a un prezzo più basso ma rivende la biomassa o il biogas alle stesse quotazioni determinate dal mercato di queste fonti rinnovabili. Dal canto suo, l’industriale può contare su una costante fornitura di materia prima, senza essere costretto a interrompere l’attività del suo impianto e subire i relativi, e non certo leggeri, danni economici”.

Il modello di governance di questa filiera, che si basa essenzialmente su un’iniziativa di carattere privato, prevede comunque anche la partecipazione della Regione siciliana e degli enti locali. “Al di là della possibilità di fruire in futuro anche di finanziamenti pubblici “è infatti alle istituzioni che spetta la definizione delle linee guida di questo processo di sviluppo, nonché le decisioni che meglio rappresenteranno le prerogative di ciascun territorio agricolo siciliano”.

All’assessorato Agricoltura, da alcuni mesi, è in corso un articolato programma di sperimentazione di colture per la produzione di bio diesel. Una di queste è la Jatropha, pianta oggi sfruttata con successo in alcuni paesi emergenti.

Ma, specifica Grasso, “questa iniziativa di cooperazione non va comunque legata alla coltura di una pianta specifica per la produzione di biomasse, così come a un tipo specifico di pastorizia. Verranno invece scelte le soluzioni capaci di assicurare il massimo guadagno possibile per tutta la filiera”.

Intanto alla Regione si attendono a breve novità sul fronte della programmazione degli incentivi ai progetti per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili.

“In linea con la direttiva comunitaria sulla cogenerazione, adottata nel 2004, e gli ambiti d’azione individuati dal piano energetico regionale, stiamo definendo un bando da 53 milioni di euro”, dice Francesca Marcenò, dirigente del Servizio Risorse minerarie ed energetiche all’assessorato regionale all’Industria. Comparti di riferimento, “saranno gli enti pubblici e le società a totale partecipazione pubblica”. Le misure a sostegno delle imprese partecipanti consistono in incentivi in conto capitale fino a una quota massima dell’80% dell’importo del progetto.

Antonio Schembri

Autore: Antonio Schembri

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