Confidi di Sicilia accorpatevi

 Tra i confidi è quello che ha rotto gli indugi per prima e senza porre tempo in mezzo ha aderito alla richiesta dell’assessorato regionale Industria per la presentazione di una fidejussione per regolare la partita dei contributi in conto interessi pregressi. Una posizione un po’ in “solitaria” che ha consentito a Interconfidimed, il confidi legato agli industriali della Sicilia Occidentale di accedere ai fondi messi a disposizione dall’assessorato Industria. Una posizione che ha consentito di accelerare i tempi di erogazione ma che, nello steso tempo, ripropone una riflessione del ruolo dei confidi nel sistema imprenditoriale sicilianano in modo particolare in un momento di crisi come l’attuale che ha generato tante aspettative proprio sui confidi. Ma i confidi sono pronti a svolgere questo importante ruolo di interposizione tra le imprese e le banche? Lo abbiamo chiesto a Italo Candido, presidente di Interconfidimed.
“Direi che non tutti i confidi sono pronti. Perché troppo piccoli o con poco patrimonio. Ma comunque hanno dimostrato di essere partners affidabili, tenuto conto del basso tasso di insolvenza registrato negli anni. Il sistema dei confidi comunque proseguirà sempre nelle azioni di sostegno in favore degli associati per conseguire un risultato di soddisfacente integrazione tra le esigenze delle imprese e quelle del sistema creditizio”.
Qual è il problema più importante che devono affrontare oggi i confidi nel rapporto con le banche?
“Il problema principale è costituito dai tempi di risposta delle banche alle richieste di finanziamento. I tempi si sono allungati rispetto a qualche mese fa e le banche, anche quelle prima più solerti, oggi tendono ad esaminare le pratiche con tempi decisamente più lunghi. Per le aziende è importate avere risposte urgenti. Che sia un si o un no è importante saperlo subito. E oggi, invece i tempi, che comunque variano da banca a banca, approssimativamente, nella media, si aggirano attorno ad almeno 90 giorni”.
Uno dei limiti del sistema dei confidi è l’eccessiva frammentazione. Come si può superare?
“Malgrado gli interventi legislativi che hanno promosso i processi di accorpamento, ancora nella nostra regione non si riesce a fare massa critica. Sarebbe auspicabile che tutti gli attori coinvolti facessero quanto in loro potere per favorire ulteriori fusioni e che il legislatore emanasse delle disposizioni incisive, anche di tipo incentivante, che indichino ai confidi siciliani la strada maestra dell’irrobustimento patrimoniale. In definitiva si dovrebbe pervenire a un nuova legge di riforma”.
Anche se i confidi sono ormai ritenuti importanti per il sistema delle imprese, spesso i rapporti con la Regione non sono facili. Soprattutto quando si tratta di contributi. Qual è l’attuale situazione?
“Sia le imprese che le banche comunque oggi riconoscono il ruolo dei confidi. Con la Regione, purtroppo, i rapporti non sono sempre facili perché si dovrebbe fare una migliore concertazione. Spesso si assiste a provvedimenti o regolamenti stilati senza una adeguata consultazione di chi questi regolamenti poi li deve applicare. Ciò, ovviamente, provoca spesso delle farraginosità e dei ritardi. Se invece ci fosse una adeguata concertazione si potrebbe andare molto più spediti con vantaggio sia dell’ente regionale, che dei confidi ma soprattutto delle aziende associate”.
Uno dei limiti del rapporto dei confidi con la Regione è l’eccessiva farraginosità delle procedure per l’istruzione delle pratiche. Si avvertono dei segnali di miglioramento?
“Onestamente no. Grossi segnali non ve ne sono. Stiamo per provare la nuova piattaforma Fidiweb che ha preparato l’assessorato al bilancio e siamo in attesa di poter entrare nel sito per testarne l’effettivo funzionamento. Apprezziamo lo sforzo fatto dagli uffici preposti con la realizzazione di questa piattaforma che ci auguriamo possa accelerare l’iter burocratico”.
In quale direzione dovrebbe andare il sistema dei confidi siciliano per puntare a diventare un moderno sistema di garanzia fidi?
“Dovrebbe andare certamente nella direzione di diventare confidi 107, quindi vigilati da Banca d’Italia, con le possibili aggregazioni che possano consentire di fare maggiore massa critica nei confronti del sistema bancario”.
Ma quanti dei confidi siciliani sono pronti a fare questo passo?
“Ritengo che non siano molti. Per il resto si vedrà. Certamente per il sistema dei confidi si deve avviare un grande processo di rinnovamento organizzativo e culturale che preveda la razionalizzazione dei modelli organizzativi, il rafforzamento delle competenze professionali – nel rispetto del comportamento etico – nonché dei sistemi informativi più evoluti che naturalmente porteranno ad uno sforzo economico rilevante, in modo da rendere ancora più forte e significativa la garanzia rilasciata”.
– 4 agosto 2009 –                              Andrea Naselli

Autore: Andrea Naselli

Condividi questo articolo su
WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com