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Imprese rosa, il 77% in affanno col credito

28 luglio 2009 

Il programma regionale Sintedi 2 destinato all’imprenditoria femminile ha concluso il 30 giugno scorso un anno di attività nelle nove Camere di commercio, con eventi, seminari, workshop, laboratori, formazione e una missione per l’internazionalizzazione. Il bilancio del progetto, che ha comportato un investimento di € 2.919.091,60, è stato illustrato venerdì 24 luglio, nella sede di Unioncamere Sicilia.   L’intero programma infatti è stato attuato da U-nioncamere Sicilia ed IPI in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico e la Regione Siciliana, che hanno cofinan-ziato l’iniziativa. ”E’ fondamentale conti-nuare a investire in progetti ed iniziative per promuovere e so-stenere l’imprenditoria femminile, soprattutto in un momento di recessione, in cui le donne hanno mostrato una sostanziale tenuta – sottolinea il presidente di Unioncamere Sicilia, Giuseppe Pace – ; le imprese femminili sono una leva del sistema produttivo siciliano. Per questo abbiamo creduto in Sintedi, il Sistema integrato territoriale per le donne imprenditrici, perché le imprese femminili sono una reale risorsa, e non solo per la semplice esigenza di offrire pari opportunità” .   Eppure le diseguaglianze sono un dato di fatto: il 77% delle imprenditrici ha difficoltà di accesso al credito, perché le donne che fanno impresa devono offrire più garanzie dei colleghi maschi. Le loro aziende sono considerate dalle banche più “rischiose”, quando si richiedono affidamenti. Almeno è quanto emerge dal Rapporto 2009 sull’analisi qualitativa dell’imprenditoria femminile, realizzato da Retecamere nell’ambito del progetto Sintedi 2, e quindi attraverso le informazioni fornite dalle donne che hanno avuto accesso alle varie opportunità del programma. Le imprese femminili individuano, in misura cinque volte superiore alle imprese maschili, la principale motivazione del mancato ricorso al credito bancario nella difficoltà di prestare garanzie. Questo atteggiamento è più accentuato nei settori “Agricoltura” e “Commercio”, in cui il 62-63% delle imprenditrici non fa ricorso al credito. Intorno al 60% è la percentuale di imprese rose di altri settori che rinunciano ad un affidamento.  Alla conferenza stampa erano presenti il presidente Pace con una rappresentanza del Consiglio dei presidenti delle 9 Camere di Commercio, Vincenzo Fedele e Giuseppe Perna per l’IPI, Agenzia tecnica del Ministero dello Sviluppo Economico, Salvatore Petrilla, Responsabile del Progetto Sintedi per il Dipartimento Industria dell’ Assessorato Regionale all’ Industria, e le responsabili dei Comitati per l’imprenditoria femminile che hanno partecipato alla missione di internazionalizzazione a Berlino. Nel corso della Conferenza stampa i responsabili dell’IPI hanno presentato i due volumi recentemente pubblicati sui risultati ottenuti in Italia con la legge 215/92, con riferimento agli incentivi concessi nei sei bandi di attuazione e alle tre edizioni dei Programmi per l’accompagnamento delle imprese femminili realizzati dalle Amministrazioni regionali. Sono sttai resi noti anche i report di Retecamere sull’analisi qualitativa dell’imprenditoria femminile in Sicilia. I dati parlano chiaro: la crisi del sistema produttivo avrebbe registrato un segno negativo ancora più marcato, se non fosse stato per la tenuta delle imprese femminili. Le imprese femminili in Sicilia sono oltre 118.000: una percentuale sul totale delle azienda siciliane del 25,81%. Tra il 2003 e il 2008 sono cresciute di circa 10.000 unità e la variazione maggiore è avvenuta nelle province di Enna, Ragusa, Palermo e Catania. Le “società di capitale” hanno avuto una crescita notevole da parte di donne in grado di esprimere competenze tecniche e manageriali. Particolarmente significativo è il dato delle province di Agrigento, Trapani e Caltanissetta dove si può affermare che vi è stato uno spostamento prevalente dalle “ditte individuali” alle “società di capitale” e alle “società di persone”.Le imprese femminili in Sicilia sono più concentrate nel “Commercio” e nell’”Agricoltura”. Poi nelle attività manifatturiere, nei servizi alla persona e nelle attività immobiliari e di noleggio. Quindi, nelle attività di ristorazione e alberghi e nelle costruzioni. Le imprenditrici del settore “Turismo” e del settore “Agricoltura” sembrano essere in grado di seguire sia l’andamento dell’impresa sia gli impegni familiari, riscontrando una maggiore elasticità negli impegni professionali. Le difficoltà di conciliazione si riscontrano in altri settori.  Gli incentivi sia per gli investimenti di imprese esistenti sia quelli per la creazione di nuove imprese a prevalente partecipazione femminile, si sono concretizzati con bandi finalizzati a finanziare operazioni di investimento in progetti di innovazione, acquisizione di imprese, acquisto di servizi reali. Complessivamente nel corso di tre bandi sono risultati agevolabili oltre 1.100 progetti di avvio nuova attività, con maggiore concentrazione nelle province di Trapani e Palermo. Il bando con maggiori progetti è stato il quinto, con le province di Palermo e di Catania; nel sesto, le province di Catania e di Messina sono risultate quelle con maggiore vocazione imprenditoriale. Sintedi ha potuto attivare oltre 50 iniziative volte al rafforzamento e alla costituzione di “reti” di servizi informativi e di supporto sul territorio. – 28 luglio 2009 -

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