Mobilità Rodriquez, la Cisl non ci sta

Scatta la mobilità per 30 lavoratori della Rodriquez. La Fim Cisl non firma l’accordo e punta il dito contro i vertici dell’azienda, che da anni rimandano la presentazione del piano industriale. “Non abbiamo firmato l’accordo”, puntualizza Nino Alibrandi, segretario della Fim Cisl di Messina, “ perché l’azienda, prima di avviare il procedimento di mobilità, avrebbe dovuto fare chiarezza sulle proprie intenzioni e sul futuro del cantiere di Messina. Il 22 aprile scorso ci siamo incontrati a Palermo e in quell’occasione il management si era impegnato a presentare il piano industriale. Ma nonostante la Regione abbia anche fornito delle indicazioni ben precise sulle date per questo confronto, l’azienda ha sempre rinviato, adducendo di volta in volta motivazioni diverse”.
Una tattica dilatoria che non è andata proprio giù alla Cisl. “Stando così le cose, prima di confrontarci è indispensabile sapere quali siano le reali intenzioni sul futuro della cantieristica a Messina e sul marchio storico della città, quello dei cantieri Rodriquez. Siamo stati gli unici a non firmare l’accordo sulla mobilità, perché lo riteniamo inaccettabile. Come Fim Cisl siamo disponibili a discutere qualsiasi soluzione, ma è evidente che questa deve essere inserita in un contesto di rilancio del cantiere. La Rodriquez ha lasciato 40 lavoratori in cassa integrazione, chiedere la mobilità per altri 30 è l’ennesimo segnale della volontà di ridurre la produzione nel cantiere messinese, se non di cancellarla del tutto”.
I vertici della Immsi decidono di non replicare, ma lo scontro sembra inevitabile. Da quando nel 2004 Roberto Colaninno decise di rilevare la Rodriquez Cantieri Navali, il nodo da sciogliere è sempre stato quello della mancata presentazione del piano industriale, rinviata più volte dalla dirigenza. I sindacati hanno continuamente ribadito questa richiesta, ritenendo che sia l’unico strumento che possa fare chiarezza sul futuro del cantiere e sulle sue prospettive economiche e di rilancio. L’impegno formale assunto dall’azienda durante un confronto presso la task-force della Presidenza della Regione tre mesi fa non ha prodotto alcun risultato e la mancanza di commesse future, attualmente si sta lavorando solo sulla costruzione di cinque imbarcazioni richieste dal Sultanato dell’Oman, non promette nulla di buono. Secondo il sindacato, l’ipotesi che l’azienda voglia chiudere lo storico insediamento messinese una volta esaurite le ultime commesse, è una possibilità concreta e la decisione di richiedere la mobilità per altri 30 dipendenti lasciandone solo una ventina a lavorare in cantiere, sembra confermare questa possibilità.
– 17 luglio 2009 –                              Elisabetta Raffa

Autore: Economia Sicilia

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