Irfis in un angolo

Il pallino dell’Irfis ritorna nelle mani dell’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo. Dopo che, a sorpresa nei giorni scorsi a dare notizia dello stop di Banca d’Italia alla cessione del mediocredito regionale al Gruppo della Popolare di Vicenza era stato lo stesso presidente della Regione, Raffaele Lombardo, la vicenda Irfis ritorna nel pantano. Sino a questo momento, però, il condizionale sarebbe d’obbligo poiché la dead line del contratto tra Popolare di Vicenza e Unicredit per la cessione scade l’11 aprile prossimo e, teoricamente, sino a quella data sull’operazione non può essere scritta definitivamente la parola fine. Una operazione impostata dieci mesi fa che avrebbe portato nelle casse di Unicredit complessivamente 82 milioni di euro, tanti quanti il valore dell’Irfis nel bilancio del Banco di Sicilia che formalmente ne detiene le quote. L’operazione di cessione sarebbe stata preceduta dalla distribuzione di 62 milioni di fondi di riserva dell’Irfis (che sarebbero scesi da 107 a 45 milioni). Di questi, 47 milioni sarebbero toccati al Bds, che ne detiene una quota attorno al 75%, ed il resto agli altri azionisti: Regione e alcune popolari. Il prezzo di cessione, fissato a 35 milioni di euro, avrebbe portato, unitamente all’incasso dei 45 milioni di fondi di riserva, per l’appunto 82 milioni nella casse del Bds. Ma adesso, se queste prime indiscrezioni verranno confermate, tutto è punto e a capo. Ed il destino dell’Irfis diventa veramente buio. A nulla valgono le rassicurazioni del governo regionale che si è impegnato, per bocca dello stesso Lombardo, a potenziare l’operatività dell’Irfis. E l’assessore regionale al Bilancio e Finanze Michele Cimino ha ulteriormente precisato di perseguire l’antico progetto di mettere assieme Irfis, Crias e Ircac. Ma, ci si chiede, come sarà possibile che Banca d’Italia, dopo avere negato l’ok alla cessione a un gruppo bancario, sposi il progetto di far diventare banchiera la Regione siciliana? Ipotesi lastricata di moltissime incognite. A tal punto che già tutti gli occhi sono puntati su Milano. Ma da Milano difficilmente arriveranno buone nuove. Infatti, Profumo non ha mai nascosto di considerare l’Irfis all’interno del Gruppo Unicredit una sorta di doppione e quindi assolutamente cedibile. Tant’è che ci aveva provato con Banca Nuova. Ora che l’operazione è stata stoppata la fine dell’Irfis sembra proprio dietro l’angolo. Lo spauracchio dell’incorporazione nel Gruppo Unicredit ritorna a far paura. A meno che non entri in ballo il connubio finanza-politica. E la Regione, socia di Unicredit e componente del cda potrebbe porre ora sul tavolo le proprie ragioni per mantenere in vita l’Irfis. Ma si tratta di una strada tutta in salita.                                                                                          Andrea Naselli – 24 marzo 2009 – 

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