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Un brand unico per il rilancio del vino siciliano

13 marzo 2009 

Un marchio unico per aumentare la competitività della produzione vitivinicola siciliana. E’ sul progetto “Doc Sicilia” che l’assessorato regionale all’Agricoltura punta per dare valore aggiunto ai vini dell’isola e tutelarli dai danni causati da una concorrenza sempre più spesso rappresentata da “bianchi” e “rossi” commercializzati con l’effige della Sicilia e l’acronimo Igt (indicazione geografica tipica Igt), ma in realtà provenienti da altre regioni della penisola, se non da altri paesi; e, quel che è peggio, caratterizzati da una qualità nettamente inferiore rispetto a quella che dovrebbe distinguere la produzione tipica siciliana. Un passaggio considerato indispensabile per le prospettive del sistema vinicolo regionale, che, con le regole della nuova Ocm Vino, la disciplina comunitaria che detta agli stati membri dell’Unione Europea le regole sulla produzione e gli scambi dei prodotti agricoli di questa specifica filiera, dovrà fare i conti con l’azzeramento, previsto nel 2012, degli aiuti alle attività di distillazione, arricchimento e stoccaggio del prodotto: ovvero ciò che fino a oggi ha rappresentato un importante “paracadute” per molti produttori siciliani. Dopo la prima presentazione la scorsa settimana in un convegno nella sede dell’Ircac, in cui l’assessore Giovanni La Via e i dirigenti dell’unità comparto vitivinicolo dell’assessorato hanno incontrato alcuni fra i più importanti produttori dell’isola, insieme ai rappresentanti delle organizzazioni di categoria e delle cantine sociali, di Assovini Sicilia e dell’Istituto regionale Vite e Vino, del progetto si è fatto cenno anche ieri alla conferenza stampa della 6a edizione di Sicilia en Primeur, la manifestazione internazionale dedicata alla presentazione in anteprima dei vini siciliani protagonisti dell’ultima vendemmia. Per intervenire in questa delicata fase di transizione che, secondo le previsioni, durerà almeno fino alla scadenza fissata da Bruxelles, la regione è adesso al lavoro per scegliere le misure idonee a tutelare le cantine più piccole e finanziariamente meno dotate dalle insidie del mercato globalizzato. Proprio ieri gli stati generali del vino sono tornati a riunirsi al tavolo tecnico avviato ai primi di dicembre dall’assessorato per esaminare anche gli eventuali emendamenti alla bozza del disciplinare d’accesso alla nuova denominazione d’origine controllata. Pur nella sua attuale provvisorietà, i punti essenziali il documento hanno comunque già raccolto un consenso pressoché unanime da parte degli attori del mondo vitivinicolo. Il brand unico sarà, in sintesi, la risposta della regione a quanto stabilito dalla riforma dell’Ocm Vino. “La nuova organizzazione comune di mercato ci pone di fronte a scelte programmatiche che avranno un grande impatto su tutto il comparto vitivinicolo siciliano, che, va ricordato, è il più importante dell’agricoltura regionale in termini di economia, di reddito e, nei territori in cui la vite è più radicata e estesa, anche di occupazione”, dice La Via. Tra le misure annunciate dall’assessorato, la più importante consiste nella capitalizzazione delle imprese, mediante le risorse della legge regionale 19 del 2005, che prevede il finanziamento di investimenti immateriali a favore delle cantine sociali.Intanto i tempi sono già stretti e i produttori devono agire in fretta. Scade infatti il 31 marzo il termine per raccogliere almeno 20mila firme e raggiungere così, secondo quanto richiesto dai regolamenti comunitari, la soglia minima dei 2/3 delle adesioni al nuovo quadro normativo di riferimento e, in particolare, al disciplinare di produzione della Doc Sicilia. Secondo la bozza del documento, suddivisa in 7 articoli, il marchio Doc Sicilia sarà riservato soltanto ai vini bianchi, rossi e rosati, nonché passiti, spumanti e liquorosi, ricavati da vigneti coltivati nel territorio regionale. Insieme alle specifiche caratteristiche organolettiche che, una volta immessi al consumo, i vini “Doc Sicilia” devono possedere, il disciplinare impone rigidi limiti preventivi anche per le tipologie dei vitigni. Per esempio: il vino “Sicilia” Bianco deve essere ricavato per almeno il 50% da vitigni autoctoni (o comunque classificati come ormai tipici del territorio siciliano) come Insolia, Cataratto, Grillo, Chardonnay, Viognier e Carricante, mentre per la parte rimanente possono concorrere a questa produzione altre uve bianche, ad esclusione del Trebbiano toscano. Per il “Sicilia”Rosso, invece, almeno il 60% deve provenire da vitigni Nero d’Avola, Nerello (mascalese e cappuccio), Perricone, Merlot, Sangiovese, Cabernet e Syrah.
Ma non basta. Il marchio regionale obbliga i produttori anche a effettuare tutte le operazioni di vinificazione, affinamento, invecchiamento e imbottigliamento nell’ambito del territorio siciliano. Eventuali deroghe, verranno concesse dal ministero delle politiche agricole sentito il parere della regione siciliana, alle ditte che abbiano già imbottigliato vino sfuso Igt Sicilia entro il triennio precedente all’entrata in vigore del disciplinare.
- 13 marzo 2009 -                         Antonio Schembri

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