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“Il futuro della Gdo in Sicilia è nelle liberalizzazioni”
Blocco della grande distribuzione? Nuove regole di mercato e nuova disciplina del commercio? Sono questi gli interrogativi che anche in Sicilia vengono posti dagli operatori del settore in riferimento alle varie questioni che restano aperte come nel resto d’Italia. La grande distribuzione può rappresentare una grande presenza anche in Sicilia ma può, se gli equilibri si rompono all’interno dei territori, creare problemi al futuro dei piccoli e medi esercizi commerciali. Ne abbiamo parlato con Gianni Cavalieri, delegato regionale e componente il Consiglio direttivo nazionale di Federdistribuzione, l’organismo di coordinamento e di rappresentanza della distribuzione commerciale moderna.
Crisi di mercato, crisi finanziaria, caro euro. Che effetti provocano sulla grande distribuzione?”Sulla distribuzione, in quanto impresa, i medesimi effetti di tutte le altre aziende. Sui consumatori, sfiducia ed incertezza, che combinati provocano un calo più o meno vistoso dei consumi, compresi quelli alimentari”.Ritiene che la mancata totale liberalizzazione sia un danno e, se sì, perché? ”Premesso che il settore della moderna distribuzione è quello che ha ricevuto i massimi impulsi di liberalizzazioni, non v’è dubbio che i, non comprensibili, ritardi hanno provocato non solo un arretramento per il paese rispetto agli altri, ma soprattutto un danno economico per i consumatori, in termini di maggiori costi. E’ proprio di qualche settimana fa uno studio realizzato da Federdistribuzione in collaborazione con Cermes, il centro di ricerche sui mercati e sui settori industriali dell’Università Bocconi di Milano, dal quale emerge in maniera oggettiva come le mancate liberalizzazioni a livello complessivo abbiano portato a problemi di crescita economica, ovvero oltre 20 miliardi di euro pari al 2,2% dei consumi annuali delle famiglie o all’ 1,3% del Pil. Risultati su cui riflettere, soprattutto in considerazione dell’attuale situazione di stasi dei consumi e di “crescita zero” dell’intero sistema economico del Paese. Lo studio sottolinea che se per i mercati analizzati si perseguissero politiche di maggiore liberalizzazione i guadagni di efficienza potenziali raggiungibili sarebbero di rilievo. Questi i dati: commercio al dettaglio alimentare: 5.633 milioni euro, commercio al dettaglio non alimentare: 2.504 milioni euro, servizi finanziari (banche): 7.100 milioni euro, servizi assicurativi: 4.100 milioni euro, distribuzione carburanti: 744 milioni euro, distribuzione farmaci: 67 milioni euro. Le voci più significative sono due, dunque. Da un lato quella relativa al settore del commercio, alimentare e non alimentare, e dall’altro quella dei settori bancari e assicurativi. Sono entrambe voci importanti, che fanno riferimento a comparti strategici e vitali per lo sviluppo del Paese e hanno un forte significato anche nei bilanci delle famiglie”.
In Sicilia c’e’ spazio per la grande distribuzione e in che termini, dove sì, dove no, e perché? ”Gli indici di distribuzione moderna per ogni 1.000 abitanti indicano zone delle Sicilia ai massimi livelli, simili a quelli nazionali, segnatamente nella Sicilia Orientale. Negli ultimi anni abbiamo colmato un gap che ci distanziava da regioni come il Veneto o la Lombardia. Nella Sicilia Occidentale invece, ancora la distribuzione moderna è a livelli inferiori. In quelle aree vi è una grande possibilità di investimenti”.
In Italia si parla del blocco della grande distribuzione. Secondo lei se ne parla a ragion veduta, con dati alla mano, o con pressapochismo? ”Vale il medesimo discorso fatto per la Sicilia, ci sono aree del Paese che sono sature di tutte le forme distributive, mentre altre che hanno delle carenze nell’offerta complessiva. Tenere conto di ciò è necessario, un blocco indiscriminato sarebbe una iattura”.
A Ragusa c’e’ la richiesta di un terzo centro commerciale. Che ne pensa? E cosa ne pensa del sì del Consiglio comunale di Mazara del Vallo per quello che si preannuncia essere, stando ai proclami, come il centro commerciale più grande della Sicilia? ”A parte le dimensioni, valgono i discorsi appena fatti, ci sono aree sature, come Ragusa ed altre che ancora presentano spazi. Non dimentichiamo che i centri commerciali svolgono anche una funzione sociale, di aggregazione, oltre che di salutare competizione, che non può non essere considerata positiva per le famiglie dei consumatori”.
Infine, ultima domanda, le famose e contestate aperture domenicali. La gente le vuole, la grande distribuzione mi pare di capire che sia per l’apertura, i piccoli negozi no. Come conciliare queste varie e legittime esigenze? ”Anche qui non si tratta di dimensioni, ma di cultura imprenditoriale. Il “mercante” da millenni ha sempre cercato di soddisfare le esigenze del cliente e non di mortificarle. Orbene oggi il consumatore, per tanti motivi, anche di ordine sociologico, gradisce effettuare i suoi acquisti anche, ed in alcuni casi soprattutto, la domenica. Non comprendiamo perché la propensione al consumo debba essere regolata da leggi o ordinanze e non dal mercato”.
Ci vorrebbe un calendario regionale unitario per le aperture domenicali in modo da impedire che, ad esempio che Catania apre, per autoregolamentazione sul territorio, e Ragusa invece no, spostando così i consumatori verso la provincia etnea? Sarebbe possibile? ”Credo che la risposta sia insita in quanto ho affermato prima. Perciò stiamo conducendo azioni di lobbying per ottenere il massimo della liberalizzazione possibile, lasciando ai singoli la possibilità di scelta”.
Michele Barbagallo
- 12 novembre 2008 -
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