Sicilia leader del turismo “seconda casa”

Circa 114 milioni di presenze e una quota di mercato pari al 10,6% del totale nazionale. E’ con questi numeri che la Sicilia conquista la testa della classifica delle regioni italiane sul fronte delle seconde case, prima del Veneto che non supera i 97 milioni di presenze. Numeri che potrebbero essere incrementati di parecchio se si considera che questo comparto del mercato immobiliare risulta nell’Isola ancora poco sfruttato. E’ infatti ampia la quantità di queste abitazioni che rimangono a lungo chiuse o che vengono utilizzate per intercettare il cosiddetto turismo di ritorno, ossia quello degli italiani ormai stabiliti all’estero oppure per svolgervi, spesso in maniera occasionale, attività ricettive che non vengono rilevate. E’ quanto emerge dalla ricerca intitolata “Attrattività e immagine turistica del Mezzogiorno”, realizzata per conto del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dalla Mercury, società di consulenza economica e marketing specializzata nel settore turistico, con la collaborazione della Doxa, del Touring Club Italiano e del Ciset, il centro internazionale di studi sull’economia turistica, operativo presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Quella della ricettività – sia effettiva che potenziale – legata alle seconde abitazioni è in sostanza l’unica faccia positiva della Sicilia turistica che emerge dal rapporto, presentato questo pomeriggio a Palermo nei locali della cinquecentesca Villa Malfitano, alla presenza di Michela Brambilla, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per il turismo, del presidente della regione Raffaele Lombardo e del presidente della Provincia di Palermo Giovanni Avanti. Dal grosso delle analisi contenute nella ricerca, svolta in un arco temporale di quattro anni, dal 2004 al 2007, viene però fuori l’immagine di una Sicilia turistica come Giano Bifronte, il dio romano con due facce contrapposte. E a risaltare di più sono i dati che esprimono le tante potenzialità ancora inespresse dell’isola. Nelle statistiche che monitorano le presenze e gli arrivi in tutti i settori del turismo, per esempio, la Sicilia occupa infatti la seconda posizione tra le regioni del Mezzogiorno, dietro la Campania, con poco più di 14milioni di presenze e il 3,9% degli arrivi a livello nazionale. Numeri, questi, che però corrispondono a meno di un quarto rispetto ai quelli fatti registrare dal Veneto, che capeggia la classifica con più di 61 milioni di presenze e il 16,4% degli arrivi. Altro dato negativo, quello che viene fuori dal rapporto tra il numero delle presenze turistiche ogni 100 abitanti: in questo caso l’isola retrocede al diciottesimo posto. Fanno peggio soltanto la Puglia, il Piemonte e il Molise. A confermare la lenta marcia della Sicilia turistica sono anche i dati sul movimento sia degli stranieri, settore in cui occupa l’ottavo posto in Italia, sia dei connazionali, ambito in cui l’Isola si attesta sulla dodicesima posizione. Più nel dettaglio, il 39% del turismo domestico è costituito dagli stessi siciliani, seguiti dai lombardi (con il 13,9% delle presenze), dai laziali (l’8,6%) e dai campani (con l’8,2 per cento). Un altro dato significativo è che dal 1995 al 2006 è riuscita a conquistare soltanto piccole fette del mercato estero: in questo lasso di tempo infatti i turisti straieri sono passati dal 38,5% al 39,1%, mentre il Centro Nord ha fatto registrare un incremento del 4 per cento. “Sono numeri che sottolineano quanto sia urgente per la Sicilia che il turismo venga messo in cime all’agenda delle priorità politiche – afferma Marco Berchi, direttore del settore studi, ricerche e periodici del Touring Club Italiano. La parola d’ordine che secondo noi deve essere declinata in molteplici articolazioni è “qualità”, concetto da non confondere con quello di lusso, ma che significa invece un sensibile miglioramento del livello dell’offerta turistica. Per innescare questo processo occorre passare a una logica di sistema, combinando infrastrutture che funzionano (dagli aeroporti alle autostrade) a servizi adeguati, come per esempio l’arredo urbano nelle città e la segnaletica nel territorio. Delle stesso avviso anche Emilio Becheri, amministratore della Mercury: “Bisogna però fare attenzione a non identificare le carenze sul fronte delle infrastrutture come un alibi per rimanere fermi. Tra le regioni del Sud la Sicilia potrebbe intanto puntare a sfruttare meglio quelle esistenti, se soltanto ci fosse una diversa e più efficace promozione turistica anche con il sostegno e l’organizzazione delle istituzioni”. – 31 ottobre 2008 –                                  Antonio Schembri

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