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Tariffe idriche, si va verso la riduzione

1 agosto 2008 

Tariffe idriche verso un consistente abbattimento e istituzione del “MicroPa”, un fondo per il microcredito alle piccole aziende e alle imprese giovanili. Ma anche un piano di fattibilità per il miglioramento delle principali arterie di collegamento della Provincia da predisporre entro i primi di settembre. Sono queste le prime mosse del presidente della Provincia di Palermo, Giovanni Avanti, a pochi giorni da suo insediamento. Ma già sul suo cammino incombono i nodi degli ato rifiuti e del’Ato idrico. A partire da quest’ultimo che anche in questi giorni registra una strenua opposizione da parte dei comuni a causa delle tariffe per l’acqua considerate alte. Presidente ma i comuni, alla fine non hanno ragione? Un altro nodo da sciogliere è quello idrico, sono molti i comuni della provincia che dicono no al processo di privatizzazione. Quali risposte dà a queste amministrazioni? “Parto dal presupposto che l’acqua è un bene comune e un bene pubblico e noi dobbiamo cercare di erogare il migliore servizio al minor costo. Per fare ciò la soluzione è la gestione privata. Ma tra i nostri comuni vi sono situazioni disparate. In alcuni comuni non si era mai fatturato il servizio idrico. In altri mancano i contatori. C’è stata sempre una gestione all’acqua di rose. Ciò a discapito del servizio che non sempre è stato efficiente e a discapito degli investimenti sulle reti e sugli impianti di depurazione.Nello specifico dell’Ato idrico ho cominciato una contrattazione con la società che si è aggiudicata il servizio proponendo loro rispetto alle ipotesi tariffarie concordate una ulteriore riduzione, rispetto all’attuale tariffa di 1,34 euro al metro cubo”. E questa è una buona notizia. Ma lei dovrà affrontare anche la grana dell’Ato rifiuti. Come intende muoversi? “Mi sono fatto promotore di una riunione con gli altri presidenti delle province avvenuta nei giorni scorsi, nella quale ho suggerito di adottare una iniziativa congiunta per promuove un disegno di legge per modifica l’attuale legge varata lo scorso anno che riduce gli ato rifiuti da 27 a 9 in ambito territoriale provinciale. Si dovrebbe mantenere l’articolazione territoriale ma introdurre una modifica che tenga conto del ruolo delle province e togliere la titolarità del governo degli ato in capo alla conferenza dei sindaci. Si eviterebbe, in questo modo, quel conflitto di interesse che emerge attualmente in quanto i sindaci risultano attualmente controllori e controllati. Di fatto una situazione ingovernabile. Basti pensare l’esperienza del Coinres. Una simile realtà diventa ingovernabile con 22 comuni, figurarsi con 82”. Qual è allora la prospettiva concreto? “Proporre al presidente della Regione e alle forze politiche dell’Ars una modifica che vede una autorità d’ambito in capo alla Provincia con il modello dell’Ato idrico. Dentro le competenze della Province. In capo all’Ato le funzioni di controllo e indirizzo sul servizio. Una conferenza dei sindaci con poteri consultivo per le indicazioni dei bisogni del territorio e poi il servizio svolto da soggetto terzo individuato da diverse gare tenendo conto delle diverse articolazioni del territorio provinciali”. La conferenza dei sindaci ha fatto propria questa impostazione? “Basti pensare che ben 74 su 82 erano presenti. E gli assenti si sono giustificati. Si tratta della presenza più numerosa mai registrata.la proopsta sarebbe bene accetta dai comuni e diversi sindaci hanno chiesto il mio intervento in questa vicenda poiché ritengono fondamentale che la Provincia abbia un ruolo”. Ma qua non entra in gioco il solito conflitto con l’area metropolitana? “E’ chiaro che l’Ato può tenere conto dell’esperienza maturata dalle aziende strumentali dell’area metropolitana. Essendo il comune di Palermo entro il territorio provinciale, la normativa potrebbe consentire, anche la gestione attraverso una delle società strumentale, la gestione del territorio metropolitano. Fermo restando che io sono convinto che l’Amia potrebbe riuscire ad ottimizzare il suo servizio e creare economie di scala, ampliando la sua attività nell’area metropolitana con i comuni attorno alla città. Quindi si potrebbero fare diversi bandi di gara per i comprensori della provincia. In altri termini creare dei sub-ambiti ma il tutto con una regia di gestione in capo alla Provincia”. Lei ha sempre parlato di una provincia policentrica. Quali saranno i primi passi in questa direzione? “Per la realizzazione di questa prospettiva strategica è necessario che gli attori della governance della provincia interagiscano tra loro e lavorino in sintonia. Mi riferisco alla giunta e al Consiglio per il livello istituzionale e alla conferenza dei sindaci, già insediata, e al tavolo di partenariato che intendo istituire con le forze sociali e al quale voglio sottoporre l’elaborazione di un piano strategico di sviluppo per un uso razionale delle risorse comunitarie con l’utilizzo di capitali privati”. E sul tema delle infrastrutture? “Occorre lavorare per dare tempi certi che un cittadino deve avere per raggiungere l’aeroporto. E ciò si raggiunge con il raddoppio del tratto autostradale Trabia-Palermo, del raddoppio Palermo-Punta Raisi e un collegamento delle due autostrade A29 con A19 con una nuova tangenziale. Su quest’ultima opera bisogna fare alcune valutazioni sul percorso migliore. Con la direzione del Compartimento Anas ci siamo dati appuntamento a fine agosto per la consegna di un progetto preliminare di fattibilità di questi progetti”. Nella definizione del piano strategico provinciale per la programmazione 2007-13, anche a causa del lungo periodo elettorale, si registra un certo ritardo. A che punto ci troviamo esattamente? “Abbiamo due documenti già pronti: Il Piano Territoriale provinciale e Il Piano economico sociale. La mia idea è prendere questi due diversi strumenti, farne una sintesi e farla diventare Piano strategico della Provincia. Ciò ci farebbe recuperare il tempo perduto”. Quando potrebbe essere pronto? Abbiamo già fissato alcune riunioni operative. Entro fine settembre potremmo avviare la fase di concertazione di questi due documenti ed elaborare la stesura definitiva del piano strategico per fine ottobre. Voglio utilizzare il piano strategico come documento di governo del territorio pienamente. Una volta fatto sarà un timone da cui non ci si discosta”. Poco fa lei ha parlato di capitale privato. Negli anni scorsi la provincia aveva promosso, senza riuscirci, la costituzione di un fondo comune chiuso. Ci proverà anche lei? “Io credo che sia di competenza della Provincia creare condizioni favorevoli allo sviluppo delle imprese e non svolgere un ruolo che non gli compete e cioè quello finanziario. Io penso che alcuni strumenti siano molto semplici e possano essere a disposizione delle imprese. Parlo del microcredito”. Chi lo dovrebbe gestire? “Una associazione formata dalle diverse associazioni di categoria. Essa dovrebbe gestire un fondo di garanzia che eroghi prestiti sino a un massimo di 25 mila euro per venire incontro alle micro imprese soprattutto quelle che hanno difficoltà con il sistema bancario. La Provincia coordina e partecipa con una quota parte, assieme alle associazioni di categoria, alla costituzione di a questo fondo rotativo. Può avere una utilità anche per le imprese giovanile. Il fondo, essendo uno strumento di prevenzione all’usura può accedere agli appositi fondi nazionali. La gestione verrà effettuata dalle stesse associazioni. Un modello simile a quello già esistente a Bologna. Noi vorremmo realizzare “MicroPa”. L’accordo con le diverse associazioni di categoria è già pronto”.                                                                                              Andrea Naselli – 1 agosto 2008 -

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